SHERLOCK HOLMES E LE OMBRE DI SHADWELL – James Lovegrove

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SHERLOCK HOLMES E LE OMBRE DI SHADWELL - James Lovegrove

SHERLOCK HOLMES E LE OMBRE DI SHADWELL, di James Lovegrove

 

A più di novanta anni dalla scomparsa del loro creatore Sir Arthur Conan Doyle, la fortuna presso il pubblico ( non solo dei lettori) di Sherlock Holmes e dell’ inseparabile Dottor Watson non accenna a diminuire anzi oltre alle classiche avventure scritte dalla penna di Doyle ( quattro romanzi e una sessantina di racconti)i romanzi e racconti apocrifi si moltiplicano sempre di più ormai sono quasi un genere letterario a sé e da qualche anno in Italia c’ è una collana dei gialli Mondadori da edicola apposita( Sherlock) che ogni mese pubblica un romanzo o una antologia di racconti e che sfiorano già la novantina di volumi.

Questo ‘ Sherlock Holmes e le ombre di Shadwell’ è il primo volume di una trilogia dedicata ad un interessante e abbastanza originale connubio fra i celebri personaggi di Doyle e alcune terribili creature della fantasia di H.P.Lovecraft,i Grandi Antichi. Con questa accoppiata sembra si sia già cimentato Neil Gaiman che all’inizio del millennio aveva scritto un racconto pluripremiato’ Uno studio in verde smeraldo’ e in seguito anche una autrice americana Lois H.Gresh aveva scritto una trilogia di cui la Fanucci ha edito per il momento solo il primo volume. James Lovegrove da noi conosciuto soprattutto dagli addetti ai lavori è un cinquantacinquenne britannico che ha già una solida carriera alle spalle con più di quaranta romanzi pubblicati di fantascienza, fantasy e appunto di apocrifi holmesiani di cui ha già scritto una dozzina di romanzi e una ventina di racconti.

L’idea secondo me vincente alla base di questa trilogia è quella che presto viene rivelata al lettore che tutte le storie scritte da Watson fossero una sorta di cortina fumogena per celare la vera natura delle indagini di Holmes e Watson che una volta iniziata la loro lotta contro le mostruosità del Pantheon di divinità Lovecraftiane si resero ben presto conto di non poterne parlare per non essere derisi e presi per matti. Lovegrove si rivela un abile e solido professionista della scrittura che conosce alla perfezione le storie di Doyle e di Lovecraft e riesce ad inserire in modo molto abile le entità inventate dell’americano nella struttura del racconto ad indagine, tenendosi molto vicino allo stile di Doyle senza provare però ad emulare lo stile da poesia in prosa e dal lessico quasi settecentesco del solitario di Providence.

Questa prima avventura si svolge nel 1880 quindi qualche anno prima delle vicende raccontate nel famoso’ Studio in rosso’ capitolo iniziale di tutta la saga. Lovegrove dipinge con perizia i classici luoghi dell’ East End Londinese che tante volte hanno fatto da sfondo alle avventure di Holmes, ci sono anche tutti i comprimari,gli ispettori di Scotland Yard: Gregson e Lestrade, l’altrettanto geniale anche se pigro fratello di Sherlock, Mycroft , l’acerrimo nemico professor J.Moriarty, l’ immancabile governante del 221 B di Baker Street, la casa – laboratorio di Holmes.Tutto inizia con una serie di morti misteriose, con cadaveri ridotti a scheletri disseccati e con il volto pietrificato in uno sguardo di puro terrore nelle notti di luna nuova nel quartiere di Shadwell. A questi macabri ritrovamenti si associano avvistamenti di strane ombre che si muovono in modo innaturale ma non dirò di più della trama aggiungendo solo che il tutto inizia con l’ingegnoso e sempre efficace espediente del dattiloscritto misterioso che in questo caso giunge fra le mani proprio dell’autore del romanzo che scopre da una lettera di un notaio di essere lontanissimo parente di Lovecraft in persona e di ricevere in eredità da uno degli ultimi discendenti del solitario di Providence i dattiloscritti battuti a macchina dal dottor Watson che erano gelosamente custoditi dal celebre antenato scrittore e collezionista di libri.

Dopo averli attentamente esaminati escluso che si trattasse di un colossale falso decide di pubblicare questa trilogia denominata’ i Dossier di Cthulhu’ di cui questo ‘ ombre di Shadwell’ è il primo tassello che si apre con una lettera del Dottor Watson scritta poco prima della scomparsa nel 1928 che spiega che ha voluto rivelare tutto quello che non aveva mai avuto il coraggio di raccontare prima…se vi ha incuriosito il tutto aggiungo prima di chiudere che l’ultimo volume della trilogia è ancora in edicola fino alla fine di novembre.

Recensione di Andrea Pinto
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