RAYUELA Il gioco del mondo Julio Cortázar

RAYUELA Il gioco del mondo, di Julio Cortázar

“La Rayuela del gatto”

Il comportamento di un cane assomiglia allo svolgersi di un film o di una storia raccontata con modalità tradizionali.

Per quanto lo “sceneggiatore” dei movimenti canini sia abile a introdurre sorprese, colpi di scena, improvvisi capovolgimenti della trama, si sente in ogni caso sempre la presenza dietro, di un disegno, di una regia.

Il comportamento del gatto è invece molto più simile allo scorrere della vita stessa.

Non è che le cose che capitano, non abbiano assolutamente alcun senso. Eppure il senso, se da qualche parte c’è, risulta quasi sempre labile, sfuggente, ad un passo dal poter essere colto, afferrabile per pochi attimi, ma poi ancora subito scappato avanti, o di lato, o sopra di noi.

Qualcosa del genere capita con la lettura del romanzo di Julio Cortazar, “Rayuela – Il gioco del mondo” (1963 – Einaudi, 17 €).

RAYUELA Il gioco del mondo Julio Cortázar Recensioni Libri e News UnlibroRayuela è precisamente un “libro-gatto”.

Addentrarsi fra le pagine di questa singolare narrazione è come osservare un gatto mentre dorme. Non si muove di un millimetro, eppure si ha il sospetto che con quella inattività così densa stia rivoluzionando il senso della realtà.

Come ogni altro libro, “Rayuela” si può leggere seguendo l’ordine normale delle pagine, oppure si può stare al gioco proposto dall’autore, che alla fine di ogni capitolo, indica il numero del successivo a cui balzare per seguitare la lettura.

Come nel gioco del mondo, appunto.

E come quando il gatto chiede di uscire, ma poi si blocca, e ci blocca, un quarto d’ora sulla soglia; oppure ci sfreccia fra i piedi mentre camminiamo, non si sa bene per quale gusto autolesionista di prendersi una pedata pur di intralciarci il passo nel nome di uno stravagante senso di affetto impiccione; così capita con le “non vicende” di questo romanzo anomalo.

Pur continuando a capirle poco mentre ci si parano davanti, nondimeno ci ipnotizzano grazie a una sorta di strana malia.

Perché in una passata di zampa dalla lingua fin a dietro l’orecchio, non c’è assolutamente nulla da capire.

L’unica cosa da fare è rimanere lì, ammirati ed esteticamente succubi.

Recensione di Angelo Gil Balocchi

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