QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO Laura Imai Messina

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO, di Laura Imai Messina

 

C’è un posto in Giappone dove la voce di chi è ancora su questa terra raggiunge chi è invece nell’aldilà, i propri cari scomparsi.

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È una cabina telefonica collocata in un giardino privato chiamato Bell Gardia, su una collina vicino alla città costiera di Otsuchi, nel nord est del Giappone.

“Quel che affidiamo al vento” è la storia di questo posto, la storia di tante umanità che si recano lì per alzare quella cornetta e parlare a chi non c’è più, tra cui due anime che, partendo da un dolore diverso ma condiviso, scoprono quel posto, lo vivono e ritrovano la forza di amare, contro ogni più potente paura.

 

Ed è così che Yui e Takeshi si conoscono e si avvicinano grazie e attraverso quel posto, ognuno con la propria perdita, e costruiscono un nuovo rituale prima, la visita mensile a quella cabina, e una nuova quotidianità poi.
Una quotidianità che fatica a ingranare, che trova resistenze auto inflitte perché non è sempre facile abbandonare il dolore e concedersi a una rinnovata felicità.

Una nuova vita che poi trova la forza di affermarsi nella gioia reciproca dell’esserci, al di là di malanni e accidenti prontamente sventati, ché le tragedie più grandi si sono già consumate e serve che a volte la fortuna funzioni senza interferenze.

Un romanzo molto bello e delicato, dedicato alle vittime dello tsunami dell’11 marzo 2011. Un romanzo che commuove per ciò che ciascuno può ritrovare della propria storia, per il senso di speranza e il garbo con cui viene trattato il tema del lutto e della sua accettazione.

Recensione di Simona Olivieri

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