Premio Strega 2007: COME DIO COMANDA Niccolò Ammaniti

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Premio Strega 2007: COME DIO COMANDA, di Niccolò Ammaniti

Si tratta di un romanzo tutto al maschile.

Rino Zena è un uomo dalle ideologie estremiste. Vive con suo figlio Cristiano, a cui cerca di insegnare, con le maniere forti, a vivere e a farsi rispettare. La loro situazione economica e sociale è disastrosa, tanto che ricevono spesso le visite dell’assistente sociale Beppe Trecca, il quale tenta invano di rimettere Rino sulla giusta strada, lontano dal vizio dell’alcol.

Come Dio comanda Ammanniti
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A riempire la cornice dei personaggi, ci sono anche Danilo e Quattro Formaggi, gli amici di Rino. Danilo è un uomo che soffre l’abbandono della moglie e che tenta a tutti i costi di trovare un modo per riscattarsi ai suoi occhi, mentre Quattro Formaggi è un uomo che vive in un mondo tutto suo, con problemi a rapportarsi con l’altro sesso.

Quello che accomuna tutti loro sono le debolezze e il modo sbagliato di affrontarle.

Anche l’assistente sociale, che all’apparenza sembra la persona più equilibrata di tutte, si scopre essere un uomo disposto a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi, anche a costo di sacrificare i valori in cui ha sempre creduto.

È in una notte di diluvio universale che le loro vite cambiano inesorabilmente….

L’autore, in questo libro, ha trattato diverse tematiche delicate: il rapporto genitore-figlio, l’alcolismo, il bullismo, lo stupro e l’omicidio. E lo ha fatto egregiamente.

Ho solo fatto fatica a leggere la prima parte (i primi 3 capitoli), forse un po’ troppo lenta, a mio parere. Poi, però, andando avanti nella lettura, mi ha preso….anche se avrei preferito un finale degno di questo nome, invece di una conclusione “a libera interpretazione”.

Di questo libro ne è stato tratto, nel 2008, un film (tra i protagonisti anche Elio Germano nei panni di Quattro Formaggi, e Fabio de Luigi nei panni dell’assistente sociale).

Sono state tagliate molte scene del libro, tra cui il personaggio di Danilo che è inesistente e, in alcuni casi, sono stati fatti dei cambiamenti. Tuttavia quello che ho apprezzato – e che come ho detto prima mi è mancato nel libro – è stato quello di aver dato un finale alla storia.

Riporto di seguito uno dei dialoghi tra padre e figlio (riprodotto anche nel film) che mi ha colpito per la sua profondità:

Cristiano: “Certo, però, uno non ha nemmeno la libertà di scrivere quello che pensa”.

Rino: “Non parlare di libertà. Tutti sono bravi a parlare di libertà. Liberta di qua, libertà di là. Ci si riempiono la bocca. Ma che diavolo te ne fai della libertà? Se non hai una lira, un lavoro, hai tutta la libertà del mondo ma non sai cosa fartene. Parti. E dove vai? E come ci vai? I barboni sono i più liberi del mondo e muoiono congelati sulle panchine dei parchi. La libertà è una parola che serve solo a fottere la gente. Sai quanti stronzi sono morti per la libertà e nemmeno sapevano cos’era? Sai chi sono gli unici ad averla? La gente che ha i soldi. Quelli sì…”.

Recensione di Marina Manigrasso
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