SEBASTIAN Cesare Picco

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SEBASTIAN, di Cesare Picco

 

Esiste un suono per ogni cosa? Questo alfabeto segreto che si scrive tra cinque linee rette è possibile trovarlo nei sassi, tra i tetti, nei viali, nel gorgoglio delle fontane, nel battito d’ali di una farfalla, nel fruscio del vento tra le foglie, nel ritmo dei propri passi, in un attimo di solitudine? Alcuni studenti liceali erano convinti di sì, che potevano creare una mappa dei suoni del mondo: “una strada poteva risultare intonata in fa maggiore”, le case del fiume, “come quella del pollaio Lorenz, suonava senza dubbio in sol minore. Sua figlia Catherina decisamente no, i ragazzi ne erano convinti. In molti avrebbero scommesso tutti i soldi del mondo che Catherina si muovesse in mi bemolle maggiore”.

Così, Georg viene trascinato dal suo amico Sebastian in questa avventura consistente nel trovare i suoni e le loro connessioni, per “accordarsi con il mondo” – diceva Sebastian Johann Bach – “solo così potremo trovare il nostro suono. È fondamentale trovarlo. Ognuno di noi ne ha uno, non ci sono due suoni uguali”.

Il mondo diventa quindi un grande spartito e ascoltandolo si partecipa ad esso.

Allora, il pensiero non può che andare ad un altro grande compositore scomparso prematuramente – il maestro Ezio Bosso – che recentemente, prima di andare a suonare musiche per noi ancora incomprensibili, disse: “L’orchestra rappresenta una società ideale. Ci sono delle gerarchie precise da rispettare nell’orchestra: primo violino, primo violincello, prima viola, primo oboe, e poi c’è il direttore che gestisce tutti. Nella mia orchestra tutti turnano, chi sta dietro viene davanti. E’ che ogni sezione, in ogni sua singolarità è fondamentale, è ogni sezione che va a comporre poi quella meraviglia che diventa la vita. Non smetterò mai di dirlo: non si suona meglio per distruggere il nostro vicino, si suona meglio perché lui suoni meglio, si è orgogliosi di chi suona meglio. La partitura è la nostra Costituzione perché unisce tutti e unisce le singolarità, non le individualità”.

Vi è un ulteriore pregio di questo libro. Ogni capitolo ha per titolo una composizione che l’autore, pregevole compositore anch’esso, ha scelto, con cui si può accompagnare la lettura. Una chicca che farà piacere sia agli appassionati, sia a chi guarda la musica classica con più circospezione.

Una viaggio tra lettere e note, entrambi alfabeti in grado di regalare tanta bellezza.

Recensione di Simone Luca

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