Premio Strega 1950: LA BELLA ESTATE Cesare Pavese

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La bella estate C. Pavese

Premio Strega 1950: LA BELLA ESTATE, di Cesare Pavese

Ma quanto mi piace Pavese…

Un libro scritto nel 1940 (pubblicato nel ’49) e terribilmente audace per quegli anni.

Pavese lo definì “la storia di una verginità che si difende”.

La bella estate Pavese
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È una storia sul passaggio dall’adolescenza alla maturità, è la perdita dell’innocenza, con tutti i suoi turbamenti, dubbi, tentennamenti e l’inevitabile, fedele, immancabile…sofferenza.

“Qualche volta pensava che quell’estate non sarebbe finita più, e insieme che bisognava far presto a godersela perché, cambiando la stagione, qualcosa doveva succedere.”

Siamo in una grigia Torino degli anni ’40, cupa e malinconica, e troviamo una sedicenne alle prese con la dolce tentazione del proibito che si scontra con il suo senso del pudore, la sua vergogna.

L’ambientazione e un po’ bohemien: pittori, modelle, quadri di nudo…

Pavese riesce, con un linguaggio semplice e lineare, a trattare temi scottanti come l’iniziazione al sesso, la disinibizione, la malattia (a trasmissione sessuale), l’omosessualità femminile…tutto concentrato in un centinaio di pagine.

Lo snodo fondamentale del romanzo, a mio avviso, risiede esattamente nel momento cui l’insicurezza amorosa sfocerà in gelosia, e questa gelosia porterà a compiere gesti che, travestiti da spavalderia, porteranno solo una grande umiliazione.

La “bella estate” è più che altro una stagione della vita, quella piena di attese e aspettative, quel momento in cui ogni cosa ha il sapore e i colori di una festa…quel momento che precede di un passo la disillusione.

Arriveranno altre estati sì, ma non sarà mai più la stessa cosa.

Ho scoperto che, inizialmente, il titolo di questo breve romanzo sarebbe dovuto essere “La tenda”…chi lo ha letto lo sa…la tenda presente nel libro ha una grande valenza simbolica: è, in un certo senso, la tenda che divide l’adolescenza dalla maturità, l’innocenza dal peccato, ma è anche la tenda dietro la quale si nasconde l’occhio indesiderato che guarderà la nostra protagonista nel suo momento di maggiore fragilità, e che farà crollare tutti i suoi sogni di donna innamorata, coprendola di vergogna.

E la stagione del suo primo amore disperato e disperante…finirà.

Recensione di Antonella Russi

Premio Strega 1950: LA BELLA ESTATE Cesare Pavese

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