LUNGO PETALO DI MARE Isabel Allende

LUNGO PETALO DI MARE, di Isabel Allende

Recensione 1

LUNGO PETALO DI MARE Isabel Allende Recensioni Libri e News UnlibroFinalmente ecco ritornare in tutto il suo splendore la Allende da me tanto amata ai tempi di “La casa degli spiriti, Eva luna, Ines dell’anima mia, Paula….”

Dopo un periodo relativamente lungo in cui l’autrice, a parer mio, cambia radicalmente il suo modo di scrivere e di descrivere, tanto da perdere quelle peculiarità che l’hanno sempre contraddistinta, finalmente eccola con un nuovo romanzo, che vorrei definire come un piacevole ritorno alle origini.

Con la sua straordinaria abilità, intreccia il destino dei protagonisti all’interno di contesti storici ben delineati che fanno da scenario al racconto e dove la sorte dei personaggi, che viene mano a mano tratteggiata, si va ad intersecare perfettamente con gli avvenimenti politici dell’epoca.

Siamo nel 1939 e in Spagna imperversa la guerra civile, i due protagonisti Victor Dalmau e Roser Bruguera decidono di salpare sul piroscafo francese “Winnipeg” con rotta verso il porto di Valparaiso in Cile. A bordo c’erano oltre duemila spagnoli, fuggiti della Guerra Civile, sconfitti della Repubblica, immigrati provenienti dalla Francia, dove si erano rifugiati in seguito al conflitto appena conclusosi con l’arrivo al potere di Francisco Franco “il Caudillo”.

Pochi sanno che questa operazione umanitaria ante litteram fu possibile grazie all’interessamento e all’organizzazione di un giovane diplomatico e intellettuale cileno, Pablo Neruda, futuro Premio Nobel per la Letteratura, il quale all’epoca aveva incarichi consolari tra Francia e Spagna.

Tra l’altro, Il titolo del libro prende spunto da una poesia di Neruda che definisce il Cile “lungo petalo di mare”. Ma ben presto anche questa terra verrà tormentata dalla guerra civile e dal colpo di stato di Pinochet e quindi ecco paventarsi un nuovo esilio.

 

Un libro che ho amato dalla prima all’ultima pagina, attualissimo per le tematiche trattate: l’esilio, la difficoltà di chiamare casa una terra dove non sei nato, l’attaccamento alle origini, il desiderio di tramandare ai figli le tradizioni della tua famiglia…..

Qualcuno ha definito il romanzo un po’ ripetitivo proprio per questo ritorno ad un filone narrativo che da sempre contraddistingue l’autrice è che lascia poco spazio alla sorpresa.

Per me non è stato così! Come nei suoi migliori romanzi, i personaggi che animano le pagine del libro sono ricchi di carisma, le figure femminili forti, determinate come impone la terra che abitano. E in ultimo quel sesto senso che appartiene alle donne della Allende e che le rende davvero uniche, indimenticabili.

Recensione di Marzia De Silvestri

 

Recensione 2

Mi piace pensare che ogni 8 gennaio inizi a scrivere un nuovo romanzo; devo ammettere però che mi mancava Isabel, mi mancavano i suoi romanzi così pieni di vita, così intensi…

 

“Lungo petalo di mare” è un bel ritorno alle storie piene di passione con cui la grande scrittrice cilena ha sempre incantato i suoi lettori.

È il 1939 e, a causa della Guerra civile spagnola, il giovane medico Víctor Dalmau e la pianista Roser Bruguera sono costretti a scappare da Barcellona. Insieme, legati dall’amicizia delle rispettive famiglie, riescono a imbarcarsi nel Winnipeg -il “lungo petalo di mare e neve”-, il piroscafo noleggiato da Pablo Neruda per permettere ai profughi spagnoli di raggiungere il Cile…

Lì hanno la fortuna si essere accolti e riescono ben presto a integrarsi, a riprendere in mano le loro vite ormai logorate dalla guerra e a tessere nuove trame, nuovi legami.

È la storia di chi ha il coraggio di accettare e trarre il meglio persino dagli sconvolgimenti dei progetti, dei sogni… È la storia di Víctor, Roser, Aitor, Ofelia, Ingrid e del grande Poeta, del loro esilio, delle loro radici, dei loro affetti… è Storia.

Ed è meraviglioso poterne assaporare ancora un pezzetto grazie alle foto, in bianco e nero, delle ultime pagine.

Lo stile è altissimo; la penna di Isabel Allende è precisa, ricercata, profonda, meticolosa.

La narrazione scorre fra le pagine come il Winnipeg sul mare: leggera, senza ostacoli, fluida.

Si intreccia con le poesie di Neruda che accompagnano l’inizio di ogni capitolo.

Fa riflettere, conquista, spoglia di ogni giudizio e pregiudizio.

 

Una storia dimenticata, forse… ma sempre attuale. Coinvolgente e ricca di vicende, di “piccole cose”, di relazioni che, come nella vita di ognuno di noi, a volte solo alla fine della propria esistenza, voltandosi indietro, se ne comprende il senso, se ne assapora la bellezza.

Ha ragione Isabel, che aveva ancora tanto da raccontare: “Se si vive abbastanza, i cerchi si chiudono”.

Recensione di Erika Polimeni

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