PAULA Isabel Allende

PAULA, di Isabel Allende

(attenzione, possibili spoiler)

La primissima riflessione che ho fatto, leggendo le pagine iniziali, è stata che questo tipo di storia andasse letta a ” piccoli sorsi”. Ci ho impiegato circa due mesi e mezzo , difatti, ma cosi’ ho evitato che mi facessi trascinare a picco dalle emozioni forti, e molto tristi, che la storia suscita nel cuore di chi legge.

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Non mi ero mai messa dal punto di vista di una madre che, giorno dopo giorno, vedesse morire sua figlia, carne della sua carne. Prima di ” Paula” mi sono chiesta cosa potesse provare una donna in simili condizioni, ed oggi lo so. Le descrizioni di certi momenti difficili diventano scene che si stanno compiendo davanti ai nostri occhi, tanto sono dettagliate e intrise di particolari. Ogni stato d’animo, ogni azione, viene scalfita dai dettagli. Ed assicuro, che ci vuole forza nel continuare a leggere le righe, scendere nella profondità della sofferenza e nell’illogicità di certi destini.

 

 

Attraverso le parole dell’autrice conosciamo Paula sin dai giorni in cui la portava in grembo. La vediamo crescere, accompagnata dal fratellino, in una ragazzina sveglia e molto intelligente il cui animo e sensibilità, la faranno sbocciare in una donna speciale dai principi di compassione e generosità. Eppure questa giovane donna, è ammalata di porfiria e un giorno, appena dopo il suo primo anni di matrimonio, durante una crisi, va in coma. Comincia il calvario della mamma Isabel, del giovane marito Ernesto, dello zio Ramon e la famiglia intera riunitasi poi, nei giorni finali, accanto a lei. Il calvario si stacca dalle pagine e diventa quello del lettore, perchè Paula , man mano, prende sempre più le sembianze di qualcuno che abbiamo amato nella nostra vita e che purtroppo, troppo presto è andato via. Viviamo il dolore, appena Paula va in coma. Viviamo la speranza, quando i giorni passano e vogliamo essere ottimisti, vogliamo credere che lei si risveglierà, grazie al progresso della medicina o ai miracolo. Viviamo la rabbia e la non accettazione, quando questi giorni passano davvero , ma nulla accade. Anzi, poco alla volta, la nostra Paula regredisce sempre di più. Non ha più stimoli, non reagisce, non apre neanche più gli occhi. Infine ,viviamo la rassegnazione e con essa la serenità di aver finalmente capito che dobbiamo lasciar andare Paula, che il suo spirito è intrappolato nella prigione del suo corpo, ormai ridotto ad un groviglio di tubi, oltraggiato in ogni sua parte. Paula spicca il volo, una mattina di dicembre con tutte le persone a lei care ad accompagnarla: sono tutti intorno a lei tenendole la mano, stringendo un braccio, carezzandole la testa. Nell’ ultimo momento, Isabel le infila di nuovo la fede al dito e la celebra con queste parole:

Adios, Paula, mujer.

Bienvenida , Paula,espiritu.

 

Sullo sfondo si compie anche l’autobiografia di Isabel ed è ciò che ho condiviso di meno, perchè troppo lungo e a tratti noioso. Interessante, certo, lo scenario storico cileno, il golpe, la fuga di una famiglia che sarebbe stata di certo assassinata per le proprie idee politiche non condivisibili dalla dittatura. Un po’ meno gli eventi della vita privata dell’autrice, che delineavano un distaccamento un po’ troppo marcato dal punto centrale del romanzo. Senza dubbio, però, non ho potuto fare a meno di fare una riflessione tra la vita coniugale di Isabel e quella di sua figlia Paula. Disastrosa e fallimentare per la prima, vincente e di estrema forza per la seconda: le scene dettagliate degli arrivi di Ernesto in ospedale mentre si prende cura della sua Paula in coma, saranno sempre un grande esempio di amore vero e forte che continua a lottare anche di fronte alla sofferenza e alla morte stessa.

Come la vita, anche la morte è un cammino: di crescita, di rinnovo, di scelte tutt’altro che facili. Di cambiamento soprattutto, dopo il quale , non si è più gli stessi.

Recensione di Giusy Catapano

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