PIÙ RABBIA CHE ORGOGLIO: LA RABBIA E L’ ORGOGLIO Oriana Fallaci

Oriana Fallaci La rabbia e l orgoglio

PIÙ RABBIA CHE ORGOGLIO: LA RABBIA E L’ ORGOGLIO, di Oriana Fallaci

 

La rabbia e lorgoglio Oriana Fallaci
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Si dice che tutti ricordano cosa stavano facendo quando le twin towers crollarono.
In effetti anch’io ricordo dov’ero quando mi giunse la notizia.

Posso intuire cosa sia stato per Oriana Fallaci, residente a New York già da parecchi anni vivere quel momento per cui fu un tutt’ uno afferrare la sua penna tagliente e affilata che sonnecchiava da una decina d’anni e scrivere quell’articolo che tramutò poi in libro.

Lo lessi a metà, poi lo abbandonai.

 

 

Ora, vedendo le migliaia di condivisioni ai post che la riguardano, mi chiedo : mi sono persa qualcosa?
Eppure da ragazza, per me era un mito questa giornalista di cui vedevo le foto – con lo sguardo fiero – dai campi di guerra.
Col talento per la scrittura lei c’era nata, nonostante ciò preparava i suoi articoli, e in seguito i suoi libri con grande impegno e professionalità.
Trapelava anche dai suoi scritti una invidiabile ma decisa autostima.
………………………

Rileggendo La rabbia e l’orgoglio, permane la prima impressione : l’ Oriana sembra aver rotto i freni per uno sfogo senza ritegno.
Intendiamoci, tutti abbiamo provato paura e senso di insicurezza di fronte a quegli atti terroristici.
Ma un silenzio di un momento sarebbe stato un modo per riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi.
Tiziano Tersani, da tempo suo amico, rispose con un ‘altra lettera all’ invettiva di lei.
“Certe concitate parole servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la
bestia che dorme in ciascuno di noi.
O tu pensi che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza?”.

C’è molto su cui riflettere in ciascuna delle due
lettere.

 

…………………………

Tornando all’ Oriana, non so se le farebbe piacere essere ricordata più per quando racconta del suo privato che per l’attività di
indagine giornalistica e storica su cui aveva tanto investito.
Lei che fin da bambina dichiarava, fiera, di
voler fare “lo scrittore” e non “la scrittrice”.

Recensione di Ornella Panaro

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