NON PERDIAMOCI DI VISTA Federica Bosco

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NON PERDIAMOCI DI VISTA, di Federica Bosco

Federica Bosco ha un grande pregio: utilizza una scrittura familiare, chiara e semplice per storie trite e ritrite ma che colpiscono un’ampia cerchia di lettori, maggiormente donne, che generazionalmente appartengono agli anni ’80.

Il romanzo in questione tratta diversi temi: Il conflitto generazionale, l’incomprensione fra sessi opposti, matrimoni scombinati, famiglie allargate i soliti amici del liceo e con essi la malinconia di quello che è stato e non c’è più. In pratica niente di nuovo all’orizzonte.

Sinceramente questa nostalgia degli anni ottanta mi sta veramente rompendo le scatole! Credo che se ne abusi in campo cinematografico, televisivo ed editoriale soprattutto in Italia. Tant’è che mentre leggevo mi è sembrato di avere già letto le pagine perché riuscivo ad anticipare le scene successive.

NON PERDIAMOCI DI VISTA Federica Bosco Recensioni Libri e News UnLibroNon nego che la scrittura è piacevole, ma la trama è, verrebbe da dire, da solita fiction televisiva all’italiana.
Un gruppo di amici dal tempo del liceo, tutti sulla cinquantina, che puntualmente si ritrovano insieme il giorno di fine anno dove la nostalgia fa da padrona nei ricordi e nella voglia di far finta che nulla è cambiato.

Situazioni al limite del pietoso, al limite del ridicolo. C’è l’amica oca, la timida, la pettegola, il bello, lo strambo, insomma non manca nulla.

Ops scusate c’è Betta, la protagonista, la più intelligente, la più tormentata, la più vera, la più umana, che ha la mamma tosta, diventata a 73 anni anticonformista, e i figli più in gamba dell’universo. Intorno ad essa girano tutti, storie e situazioni che hanno come denominatore comune l’adattarsi a un presente, proiettato in quel nostalgico passato, che non vuole “arrendersi” alla maturità.

La frase “ai miei tempi era tutto più vero” l’ho sentito dire a mia nonna, poi a mia madre e ora lo dicono queste prossime cinquantenni: che banalità!

E fra non molto lo sentiremo dire ai nostri figli.

Finale scopiazzato da qualche film americano; il testamento che sputtana senza riserve tutti quanti, frasi e situazioni che esaltano il carpe diem.

La solita condanna ai social pur sapendo che non se ne può più fare a meno e che del resto fanno parte di quell’evoluzione progressista irrefrenabile.

Comunque brava la Bosco a cogliere i malesseri attuali di quella generazione da “i ragazzi del muretto” o de “il tempo delle mele” e saperli raccontare con una scrittura leggera e, tutto sommato, godibile e veloce. Anche se devo ammettere che a me tali temi non mi entusiasmano più!

“Nessuno ha il diritto di dirci come dobbiamo essere, non esiste uno standard a cui aderire. Perché non basterà mai! Nessuno è mai abbastanza bello, ricco, intelligente o bravo, in compenso molti sono troppo cattivi, stupidi e coglioni.”

Recensione di Patrizia Zara

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