NIENTE Janne Teller

Niente J Teller

NIENTE, di Janne Teller

“Pierre Anthon lasciò la scuola il giorno in cui scoprì che non valeva la pena far niente, dato che niente aveva senso.
Noi restammo.

 

E anche se i professori si affrettarono a far sparire ogni traccia di lui, dalla classe come dalla nostra testa, un po’ di Pierre Anthon restò comunque in noi. Fu per questo , forse, che le cose andarono come andarono.”


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Questo è l’incipit di un libro spiazzante, provocatorio, disturbante, carico di metafore e di significati filosofici, che narra il passaggio dall’innocenza dell’infanzia al mondo degli adulti. 

Pierre Anthon è un ragazzino che decide di non fare più nulla nella vita perché nulla ha senso e per questo, come il Cosimo del calviniano Barone rampante, si trasferisce su un albero da cui, alla stregua di un grillo parlante o voce della coscienza, punzecchia i suoi compagni che passano di lì con la solita frase nichilista.

 

 

Essi allora decidono di dimostrare a Pierre Anthon che la vita ha senso e lo fanno creando una catasta di oggetti a loro cari. Ne nascerà un gioco al massacro in cui ognuno sceglie per un altro compagno l’oggetto (l’animale o la parte del corpo) a cui non può rinunciare.

In una escalation di violenza psicologica, ripicche e vendette tra ragazzini, in un mondo in cui gli adulti sono assenti, non comprendono né si sforzano di farlo, la catasta, che rappresenta il senso d’identità degli adolescenti, perderà irrimediabilmente il suo significato immolato alle logiche economiche, sancendo la definitiva perdita dell’innocenza di cui Pierre Anthon diventerà il capro espiatorio.

 

 

Ho terminato la lettura di questo libro già da parecchio tempo ma avevo bisogno di metabolizzarlo.
Mi ha lasciato un senso di tristezza e di fastidio, ma anche momenti di riflessione sul nostro tempo, sui rapporti tra adulti e bambini e sulla mancanza di reale comunicazione che avvelena ormai la nostra società, sul difficile mondo degli adolescenti combattuti tra affermazione della propria individualità e il senso di appartenenza ad un gruppo.

Libro amaro, crudo, potente.
Chi lo ha letto o ha intenzione di leggerlo? Mi piacerebbe un confronto.

Recensione di Patrizia Bellanova

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