IO NON MI CHIAMO MIRIAM Majgull Axelsson

IO NON MI CHIAMO MIRIAM Majgull Axelsson

IO NON MI CHIAMO MIRIAM, di Majgull Axelsson

Un’anziana ed elegante signora, il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, riceve in regalo un bel bracciale con inciso all’interno il suo nome.

“Io non mi chiamo Miriam”, le sfugge.

Il bracciale è un bellissimo pezzo d’artigianato zingaro.

E lei no, non si chiama Miriam. Il suo vero nome è Malika. Fino all’età di 16 anni ERA Rom.

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Poi Auschwitz. Poi il cadavere di un’ebrea con un tatuaggio simile al suo, a parte per la sigla iniziale. Malika coglie l’occasione, si sveste dei suoi panni, della sua identità, del suo triangolo marrone, e veste i panni di Miriam prendendo il suo triangolo giallo.

Dovrà grattarsi via con le unghie parte di quel tatuaggio e allora la trasformazione è completa.

Perchè le SS sono tremende con gli ebrei, ma i suoi compagni, al campo di concentramento, sono anche peggio con gli zingari… perchè gli zingari… “si sa, come sono fatti quelli”.

 

 

Malika rinuncia e cancella le sue origini Rom, così come l’olocausto Rom è stato praticamente cancellato dalla storia. Chi si ricorda di loro anche solo una volta all’anno, nella giornata della memoria?

Rinuncia per sempre. Anche dopo Ravensbrück, anche quando il peggio sarà finito, quando Miriam troverà il suo paradiso terrestre in Svezia, quando avrà una sua casa e una sua famiglia, resterà pur sempre per tutti MIRIAM.

Vietato ricordare.

Senonchè dopo 70 anni, la verità Miriam non riesce più a tenersela dentro. Non ha dimenticato nulla, e basta l’abbaiare di una cane per riportarla nell’inferno dei campi di concentramento.

Le parole le escono da sole e finisce per confessare tutto alla sua nipotina Camilla. Didi, il suo fratellino, vittima degli esperimenti del dott. Josef Mengele, Anushca, morta quasi subito… e poi le amiche del campo, fino alla salvezza, agli insegnamenti di Hannah nello Småland, che riescono a renderla una perfetta signora svedese.

 

 

Si può raccontare l’olocausto in un romanzo? Si, Majgull Axelsson, giornalista svedese, può. E molto bene, saltando avanti e indietro da passato a presente, con una narrazione lunga e fluida densa di avvenimenti e particolari. Un librone di quasi 600 pagine che mescola realtà storica e immaginazione ma sembra tutto vero, ed è stato allo stesso tempo bellissimo e raggelante leggerlo.

Anche se in realtà questo me lo sono fatto leggere da Cinzia Spanò. Ottimo audiolibro, ottima interpretazione con una voce che sapeva esprimere tutte le sfumature di gioia stupore o sgomento alla perfezione, non potevo non nominarla.

Recensione di Monica De Giudici

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