THÉRÈSE RAQUIN Émile Zola

THÉRÈSE RAQUIN Émile Zola

THÉRÈSE RAQUIN, di Émile Zola

Vi propongo oggi, amici lettori., un noir che viene dal lontano 1867.
Anzi, qualcosa di più di un noir, visto che a scriverlo fu Émile Zola padre del naturalismo francese.

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Già una decina di anni prima Gustave Flaubert
aveva creato la sua splendida e controversa Emma Bovary, in linea con la nuova tendenza letteraria.
Ma Zola spinse più oltre l ‘opposizione al Romanticismo, per lui Naturalismo significava
registrare scientificamente quanto aveva osservato sui comportamenti umani senza la
partecipazione o il giudizio su quanto scriveva.
(Ammesso che si possa scrivere senza lasciare qualcosa di sé sulla pagina).

Di qui il suo stile asciutto, non sentimentale che però ha il pregio di una prosa sempre in tensione, senza troppe cadute di ritmo.

E noi, che di quell’epoca siamo abituati a leggere della vita salottiera di nobili e borghesi,
veniamo trasportati in una Parigi meno scintillante, nei vicoli dai toni cupi, tra persone per cui vivere era per lo più sopravvivere…

Qui, nei vicoli oscuri dei quartieri poveri, gestiscono una merceria zia e nipote, Terese,
costretta dalla zia a sposare il cugino malaticcio Camille, per garantirgli una futura assistenza.
Ma scoppia un’attrazione fatale fra Terese e Laurent, giovane amico di famiglia.

Sembra facile liberarsi del marito e vivere felici.
Fanno progetti per il delitto perfetto.
Organizzano una gita in barca con annegamento. E’ un crescendo di tensione e di emozione.
Dopo che tutto si è compiuto, si accorgono che
una cosa non avevano previsto : il senso di colpa generato dagli occhi fissi della zia ormai paralizzata e soprattutto lo spettro di Camille
che “vedono” aggirarsi per casa.
Sì allontanano sempre più..

E’ una storia maledetta, senza riscatto, testimonianza di un periodo storico in cui la miseria fisica e morale non potevano neppur lontanamente essere paragonate alla povertà
di oggi.

Se Emma Bovary pagò la sua inquietudine un po’ velleitaria, Teresa Raquin fu vittima della sua passione per Laurent, unico momento di luce nella sua miserevole e squallida vita.

Oscar Wilde defini’ questa storia “il capolavoro dell’ orrido.”
Ma tutto sommato,l’ho trovato rilassante!

Leggetelo, avrete insieme un avvincente noir + un classico d’autore.

Recensione di Ornella Panaro

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