NESSUNO PUÒ VOLARE Simonetta Agnello Hornby

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NESSUNO PUÒ VOLARE Simonetta Agnello Hornby Recensioni libri e News

NESSUNO PUÒ VOLARE, di Simonetta Agnello Hornby

Recensione 1

 

 

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“…oltre a dilettare la scrittura può aprire nuovi orizzonti e contribuire a migliorare la società in cui viviamo”.

Quando qualcosa ci tocca da vicino, molto vicino, è come se aprissimo gli occhi per la prima volta e vedessimo cose o situazioni di cui non sapevamo neppure l’esistenza oppure non ce ne preoccupavamo affatto. Quel senso di intoccabilità, l’illusione di essere immuni perfetti o immortali ci avvolge come uno scudo fintantoché uno squarcio ci trafigge e ci accorgiamo che nulla è immune, che nulla è perfetto, che nulla è immortale.

“Nessuno può volare” è il racconto a due voci di come improvvisamente un fulmine irrompe nella quiete della normalità capovolgendo esistenze e ribaltando certezze.

Simonetta Agnello Hornby ci racconta con leggerezza, umanità e intelligenza come ha dovuto affrontare la malattia del figlio Giorgio, colpito inaspettatamente dalla sclerosi multipla.

Le sue iniziali paure, la sua ansia materna, la consapevolezza dei suoi limiti ma, nel contempo, la forza di trovare percorsi alternativi, rivoluzionare la propria vita per amore.

Giorgio ci racconta la sua iniziale fragilità, il terrore della malattia, l’angoscia della sua disabilità sempre più imminente.
“Nessuno può volare” non è un romanzo, è la testimonianza di quanto la vita possa presentare situazioni inaspettate e spiazzare la normalità e accorgersi di quanto tutti siamo imperfetti e fragili.

Ma Simonetta è una donna che non ama la compassione e la pietà, è una guerriera, è una madre. Ha la forza di non cedere alla terribile diagnosi. Dopo il dolore e la paura riprende le redini del suo coraggio e lo trasmette al figlio e insieme a lui attraverserà paese dopo paese, da Londra sino alla Sicilia, per testimoniare che le disabilità non devono impedire di vivere dignitosamente.
E ci dice che un paese si può considerare civile e progredito soltanto quando da la possibilità a tutti di svolgere un vita funzionale indipendentemente dalla propria condizione. Che un paese è civile e progredito soltanto quando supporta le persone ferite dalle avversità della natura e dagli eventi.

Che un paese è civile e progredito quando investe sulle risorse dei più deboli fornendo pari opportunità e uguaglianza.
Che un paese è civile e progredito quando investe sulla ricerca scientifica per sconfiggere le malattie e fornisce supporto alle persone cosiddette disabili rintegrandoli nella quotidianità.

Il libro è scritto con delicatezza ed eleganza e non scade mai nella lamentela e nel vittimismo. Ma, appunto perché non è pietosamente melenso, denunzia con travolgente chiarezza le mancanze di una società spesso vergognosamente assente verso i più colpiti dalle avversità.
E nell’elogiare l’umanità e la solidarietà dei singoli, una sottile ma tagliente accusa verso quelle istituzioni (gradasse e vergognosamente  individualistiche soprattutto italiane e soprattutto al sud),  che dovrebbero garantire pari opportunità(*) ai propri cittadini in situazioni difficili a causa di malattie e disabilità poiché tutti, proprio tutti siamo sotto lo stesso cielo.
Un libro sicuramente da leggere.

“Come noi non possiamo volare, così George non avrebbe più potuto camminare: questo non gli avrebbe impedito di godersi la vita in altri modi. Nella vita c’è di più di volare, e forse anche nel camminare. Lo avremmo trovato, quel di più”

(*)Le pari opportunità sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico.

Recensione di Patrizia Zara

 

Recensione 2

Nessuno può volare eppure questa storia
si eleva e sprona ad andare oltre,
a volare sui pregiudizi.
Una madre forte e coraggiosa.
“Nella vita c’è di più del volare e forse anche del camminare. Lo avremmo trovato quel di più.”
C’è tristezza, preoccupazione ma soprattutto
determinazione in lei e in Giorgio, suo figlio,
nell’accettazione della disabilità, della quale parla senza lirismo.
Un racconto che è quasi un resoconto,
chiaro, dettagliato e lo si capisce anche dalle parole usate.
Pensiero dell’autrice, da me condiviso, è che cercare di “normalizzare” una disabilità
attraverso il linguaggio conduce al rischio
della negazione di un’evidenza.

 

 

Chiamare “non vedente” un cieco o
“non udente” un sordo,
ricorrere insomma a litoti non diminuisce il disagio e non risolve alcuna situazione.
Questo romanzo insegna a non stigmatizzare.
In una società che ci spinge sempre più
verso l’individualismo, la speranza è che ritorniamo a non sentirci distaccati
dalla sofferenza e dal disagio altrui.
John Donne lo ha scritto e
Simonetta Agnello Hornby ce lo ricorda:
“No man is an island”.
Ognuno di noi è parte di un tutto ed
ha il diritto di esserlo.

Recensione di Silvana Stoico

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