MILKMAN Anna Brums

MILKMAN Anna Brums Recensioni Libri e News Unlibro

MILKMAN, di Anna Burns (keller)

 

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Recensione 1

L’anonima protagonista di questo romanzo è nota solo con l’appellativo di Sorella di Mezzo, ha diciotto anni e vive in una città altrettanto anonima nella quale non è, però, difficile riconoscere Belfast. Siamo alla fine degli anni settanta, nel momento più critico della Guerra Civile: da una parte i Rinnegatori dello Stato, ovvero i militanti dell’Ira, dall’altra i Servitori, ovvero gli inglesi. In mezzo, informatori, agenti segreti, poliziotti dei quali nessuno si fida così come non ci si fida di nessuna istituzione, compresi gli ospedali.

In questo clima di diffidenza che sfiora la paranoia, dove perfino un nome di battesimo può insospettire l’una o l’altra parte, chiunque deve vivere guardandosi le spalle, mantenendo un profilo basso e rimanere confinato nel recinto che la fede religiosa o quella politica gli hanno costruito intorno, guai a a sgarrare.

In tutto questo, Sorella di Mezzo rappresenta un enigma: ama studiare il francese, le piace camminare leggendo un libro, non è sposata e non ha nemmeno, ufficialmente, un legame stabile. Queste stranezze, che non le permettono di essere debitamente inquadrata in nessuno dei due schieramenti, le attirano la disapprovazione della locale comunità ma anche l’interesse di un militante noto come Il lattaio, che inizia a seguirla ovunque, scatenando una ridda di pettegolezzi, alimentati da uno dei numerosi e rigorosamente anonimi componenti della sua famiglia.

Coinvolta suo malgrado in qualcosa che nemmeno lei capisce, Sorella di Mezzo ha due possibilità: o lasciarsi trascinare verso il baratro o provare a resistere…

Al di là della trama, il romanzo di Anna Burns racconta personaggi privi di identità, definiti solo dal ruolo familiare e dalla loro posizione gerarchica in una società ossessionata da regole non scritte, che vive in una perenne atmosfera di conflitto e maniacale sospetto, un’atmosfera tossica che avvelena letteralmente le esistenze e offre al lettore ritratti di disperazione e di male di vivere di un’efficacia e potenza davvero notevoli.

Milkman, titolo che solo alla fine acquista una sua ragione d’essere (ma che io avrei tradotto) è un romanzo che parla di odio, diffidenza, fanatismo e terrorismo: è un romanzo doloroso nel quale si intrecciano, in una costruzione complessa, denuncia sociale, aneliti libertari e analisi storica e politica di un periodo e di un paese che potrebbe non essersi lasciato del tutto alle spalle momenti più bui.

La prosa di Anna Burns è perfettamente adeguata alla complessità della concezione narrativa, sviluppandosi in un continuo flusso di coscienza sobrio e ironico, che resta nella mente del lettore.

Ho già proposto altri libri che affrontano l’argomento dei troubles e oggi torno a suggerire una lettura affascinate ma, vista la complessità della costruzione letteraria, adatta a lettori esperti.

 

 

Recensione 2

“E poi, forse-fidanzata, non puoi smettere di vivere la tua vita solo perché pensi che qualcuno ti possa uccide”

Una prosa complicata quella scelta dalla Burns, in cui non mi è stato facile entrare; fatta di una costruzione particolare, mi è sembrata a volte ridondante, affidata a Sorella di mezzo che, nel romanzo, si perde in divagazioni varie, fatti cronologicamente non sequenziali. In condizioni normali, un testo del genere mi avrebbe portato ad accantonare la lettura in maniera definitiva, o, quantomeno, arrivare all’ultimo punto stremata e provata. E invece no, lo scenario su cui si staglia la vicenda è uno degli argomenti che amo di più e arrivata alla conclusione, posso dire di aver letto un romanzo fuori dagli schemi.
Diciottenne, Sorella di mezzo è figlia di una numerosa famiglia ultra cattolica, vive la sua tarda adolescenza in una città senza nome in pieno conflitto socio-politico, negli anni ‘70. Un conflitto che parla di religione, di “di qua della strada” e di “di là della strada”, di paramilitari e di attacchi dinamitardi. Una realtà che sembra rivolgersi alla Belfast degli anni più bui che i Troubles abbiamo visto durante il ventesimo secolo. E i pensieri di Sorella di mezzo sono fatti di non-nomi, ci sono infatti Lattaio, forse-fidanzato, cognato tre, chef, vicino… sembra quasi che, in questo modo, quanto raccontato raggiunga livelli universali, forse perché il pettegolezzo, la violenza, la paranoia e il sospetto non hanno effettivamente colore o bandiera. Milkman, infatti, ha un punto di vista sui Troubles nordirlandesi che non ti aspetti; per il passato ho affrontato diverse letture sull’argomento, ma mai mi era capitato tra le mani un testo che analizzasse in maniera così lucida – e, lasciatemelo dire, spietata – la situazione interna ai feniani. A quelli che avevano sposato la causa, ai religiosi cattolici della religione giusta, a chi combatteva lo Stato invasore ma doveva sottostare alle norme imposte dai rinnegatori-dello-Stato per non passare per informatori, per essere accettati dalla comunità, per essere “conformi” e conformisti.
La Burns smonta l’idea eroica dell’indipendentismo nordirlandese, mostrando una realtà difficile, soprattutto se sei donna, soprattutto se esci dagli schemi fissi imposti da quel sistema fatto di “religione giusta e religione sbagliata”, “di qua della strada, di là della strada”, “accettabili ed inaccettabili”, se leggi-mentre-cammini, se leggi e basta, se tieni un profilo basso per passare inosservata, mostrandoti distaccata dalle questioni politiche pur mantenendo la tua idea, se riconosci che un tramonto ha più delle quattro sfumature di azzurro a cui hai sempre pensato…(la copertina parla) non ha importanza quello che sei o quello che fai: diventi ciò che il tuo pezzo di mondo immagina che tu sia.
L’unico appunto che posso fare al romanzo della Burns è che mi è risultato, nel complesso, poco empatico, i toni sono distaccati, quasi sicuramente in modo volontario per ricreare gli stati d’animo – a loro volta distaccati – di Sorella di mezzo. Avrei preferito che la storia avesse su di me un impatto emotivo diverso, sebbene, come dicevo poco più su, è un romanzo davvero che ti coglie impreparato, che scardina certe visioni romantiche del conflitto e che mette a parte il lettore delle pressioni interne ed esterne che ha vissuto quella zona fino a non molto tempo fa.
I giorni scorsi ho ripensato a Dolores O’Riordan e, immancabilmente, al brano di esordio della sua band: “Zombie”, pubblicata il 12 settembre 1994, nemmeno due settimane dopo il cessate il fuoco ufficiale (era il 31 agosto) tra unionisti e lealisti.

“In your head, in your head

Zombie, zombie, zombie-ie-ie

What’s in your head? In your head?

Zombie, zombie, zombie-ie-ie-ie, oh”

Alcuni dei personaggi del romanzo mi sono apparsi realmente come degli zombie…

Recensione di Chiara Carnio

 

Recensione 3

Uno spettacolo pirotecnico di parole.

 

Anna Burns ha una potenza straordinaria nell’utilizzo del linguaggio, la sua è una narrazione particolare, una stupefacente originalità di scrittura, fatta di periodi – anche molto lunghi -, con punteggiatura ineccepibile.

Il lessico è dirompente ed un encomio va anche alla traduttrice di questa opera, perché non deve essere stato facile riportare l’eloquenza, l’ironia, l’amalgama dei personaggi di Milkman.

 

 

Siamo nella Belfast dilaniata dalla guerra durante i cosiddetti Troubles negli anni 70; bombe, attentati, polizia, paramilitari, IRA: in mezzo a questo scenario spicca e riluce “sorella di mezzo”, una diciottenne che cammina leggendo libri.

“Stai dicendo che se lui va in giro col Semtex va bene, ma se io leggo Jane Eyre in pubblico non va bene?” (pag.264)

Il Lattaio, l’uomo che non amava nessuno, forse-fidanzato, sorella di mezzo: questi i personaggi del romanzo, che non hanno nomi propri, ma che conosciamo direttamente per ciò che fanno o per quel che sono.

Nel romanzo c’è molto più del conflitto, c’è il mondo intero delle emozioni, c’è la sovversività di un tramonto, c’è soprattutto la presa di coscienza della condizione delle donne, che in ogni contesto sono sempre tra gli ultimi (…la parola “femminista” era inaccettabile.

 

 

La parola “donna” si sollevava di poco dall’inaccettabilità”) (pag.202); c’è la forza travolgente della protagonista, sorella di mezzo, che reagisce ai pettegolezzi e alle maldicenze che aleggiano sulla città e la stringono fino a soffocarla.

“Non c’era niente di gentile a quel tempo” (pag.393)
Non si può dire altro, bisogna leggerlo.
Un romanzo che non si dimentica. Grazie ad Anna Burns, grazie a Keller editore.

Recensione di Lauretta Chiarini

Presente nella Rassegna dei libri di Aprile 2021 

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