Mi è sembrato di sentire anche odore di ghostwriters: LE ARMI DELLA LUCE Ken  Follett

Mi è sembrato di sentire anche odore di ghostwriters: LE ARMI DELLA LUCE, di Ken  Follett (Mondadori – settembre 2023)

Ed eccoci all’ultima fatica di Ken Follett. Questo romanzo costituisce l’ultimo (per ora) tassello della saga di Kingsbridge, iniziata con il romanzo “I pilastri della terra“, proseguita poi con “Mondo senza fine” e, ancora a seguire, con “La colonna di fuoco“; successivamente a quest’ultimo il Maestro ha scritto il prequel “Fu sera e fu mattina“.

Kingsbridge è una cittadina inglese di fantasia la cui narrazione parte dal secolo X sino alla fine del XVIII; nell’intera sequela di romanzi, valendosi di numerosi personaggi, Follet traccia l’evoluzione di un villaggio che, da poco più di un gruppo di case di fango in riva ad un fiume, diventa una sviluppata cittadina industriale dedita alla manifattura di filati e stoffe.

In tutti i libri lo schema è simile: la società, nei vari periodi, è composta da figure di potere che basano la loro esistenza su crudeltà, egoismo, cinismo e prepotenza e da individui deboli e poveri costretti a subire le angherie del potere ma che, alla fine, trovano il loro riscatto.

Quest’ultimo romanzo descrive il periodo storico fra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento; periodo di grandi fermenti culturali e sociali con la presa di coscienza del proprio valore da parte delle classi meno abbienti, con la cosiddetta rivoluzione industriale basata sulla meccanizzazione grazie all’utilizzo del vapore, con le resistenze sociali al cambiamento, con la nascita dei sindacati, ecc…

Periodo complesso che precede l’ulteriore rivoluzione industriale dei nostri tempi e che vede, di fatto, il lento declino delle classi sociali basate sul censo in favore della nascita e del progressivo affermarsi di una classe intermedia borghese basata sul capitale da lavoro.

Ciò premesso, devo dire che quest’ultimo romanzo, come al solito storicamente corretto, scritto con un linguaggio molto scorrevole e con un’ottima traduzione, è quello che mi ha avvinto di meno; in più occasioni, mi è parso di leggere le notizie di un quotidiano piuttosto che una storia narrante; non è comunque escluso che la cosa sia stata voluta dell’autore.

Ottocento pagine in cui, oltre a leggere piacevolmente e senza fatica, si impara; io, per esempio, ho finalmente capito l’astrusa divisione monetaria inglese basta su scellini e penny, ho imparato cosa sono i telai Jacquard, ho riscoperto l’Australia come colonia penale inglese.

Bel libro, come peraltro tutti i precedenti, ma, certamente, non a livello de “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine”; ad essere sinceri, in alcuni capitoli, mi è sembrato di sentire anche odore di ghostwriters.

Recensione di Alberto Pivari

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ADESSO I ROMANZI SI SCRIVONO IN EQUIPE: ne è una prova evidente proprio l’ultimo di Ken Follett

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