MEDEA Euripide

MEDEA, Euripide

 

Una tragedia andata in scena per la prima volta, ad Atene, nel 431 a.C…una storia di circa 2500 anni fa ma di un’attualità disarmante!

Non l’avevo mai letta e devo essere sincera, di Medea sapevo solo il suo gesto finale, agghiacciante, tragico, crudele, condannabile: l’uccisione dei suoi due figli.

Nonostante tutto non sono riuscita ad odiarla e a condannarla.

Mi ha attratto, allontanato ed affascinato sopra ogni cosa.

Chi è Medea?

Medea è una donna intrigante.

Medea è la nipote della maga Circe e quindi capace di arti divinatorie.

Medea è una donna intelligente, di cultura, scaltra, che sa tenere testa a molti uomini potenti del suo tempo…

 

 

…poi conosce Giasone e se ne innamora a tal punto da decidere di abbandonare la sua terra, la sua famiglia, la sua vita e diventa assassina, di suo fratello ma non solo, traditrice della sua patria, per aiutare il suo uomo a portare a termine una missione: recuperare il Vello d’Oro e riconquistare così il suo trono.

Nella terra del suo sposo, la Grecia, Medea sarà semplicemente una straniera, una barbara, la moglie di un eroe.

Una moglie che deve sottostare al marito, tacere per i torti subiti e accettare docilmente che lui sposi un’altra donna, la figlia di Creonte re di Corinto, per accrescere il suo potere.

“Io, invece, sola, senza patria, sono oltraggiata da un uomo, dopo essere stata rapita come una preda da una terra barbara”

Medea non ci sta! Medea non tace! Medea grida il suo dolore e il suo disprezzo verso l’uomo che lei ha reso eroe e che altrimenti sarebbe stato solo deriso per aver fallito un’impresa.

“Infatti colui che per me era tutto, il mio sposo, è risultato il peggiore degli uomini”

Medea ha una forza intellettuale che spaventa e disobbedisce al suo ruolo: non accetta l’esilio, non accetta di essere messa da parte.

Con una lucidità glaciale si sveste di tutti i suoi ruoli, quello di figlia, di sorella, di moglie e infine di madre per ritrovare sé stessa.

Euripide la fa volare trionfante, sebbene distrutta dal dolore per il folle gesto, su di un carro alato, lasciando Giasone prostrato a terra.

 

 

Alla fine della lettura mi sono chiesta…Chi è per me Medea oggi?

…Medea è tutte le volte che mi va il sangue al cervello e non ascolto la ragione.

…Medea è tutte le volte che antepongo il bene di qualcun altro al mio, per poi accorgermi che sbagliavo.

…Medea è probabilmente una parte latente di me che ancora non conosco.

…perché leggere i classici è tornare alle origini, è tornare nella culla della nostra anima!

Buona lettura!

“Quale vantaggio è per me vivere? Io non ho più una patria, non una casa, né scampo dai mali. Ho sbagliato allora, quando ho abbandonato la casa paterna, persuasa dalle parole di un greco, il quale, con l’aiuto degli dei, mi pagherà il fio. Per l’avvenire non vedrà mai più vivi i suoi figli, che ebbe da me, né dalla novella sposa genererà altra prole, perché la sciagurata sciaguratamente dovrà morire grazie ai miei veleni. E nessuno ritenga che io sia sciocca e debole, né incapace di iniziativa, ma proprio di carattere opposto, tremenda ai nemici e agli amici benigna. Di siffatte persone assai gloriosa è la vita”

 

Recensione di Cristina Costa
Medea Euripide

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