LONESOME DOVE Larry McMurtry

LONESOME DOVE, di Larry McMurtry (Einaudi)

 

Sul finire degli anni Settanta il regista Peter Bogdanovich voleva realizzare un film sul tramonto del mito della frontiera, affidando il ruolo del protagonista a John Wayne, un’icona del genere western, mentre per la sceneggiatura Bogdanovich ricercò la collaborazione dello scrittore Larry McMurtry, che aveva già scritto per lui il soggetto de L’Ultimo Spettacolo: sebbene ci fossero tutte le premesse per creare un capolavoro, il progetto naufragò per l’opinione negativa espressa da un altro mostro sacro, John Ford

Ormai coinvolto e convinto del progetto, McMurtry riprese l’idea che stava sviluppando per il cinema e la trasformò in un libro destinato a fare epoca.

Gus e il suo socio Woodrow Call sono due ex ranger che, ormai invecchiati, si sono ritirati a vivere in Texas, in uno sperduto villaggio sul confine messicano; i tempi della guerra civile sono lontani e banditi e indiani non rappresentano più un pericolo, così i due amici si sono trasformati in pacifici allevatori fino al giorno in cui Jake Spoon, un vecchio conoscente, torna da loro all’improvviso e racconta di verdi e inesauribili pascoli nel remoto Montana, dove un’enorme fortuna aspetta chi avrà il fegato di portarci una mandria.

Il romanzo di McMurtry racconta l’ultima grande epopea del West, quella delle mandrie che, alla ricerca di praterie con erba alta e acqua in abbondanza, attraversarono l’America per centinaia di miglia, guidate da cowboy intrepidi e di poche parole: non è il West cruento e selvaggio raccontato dal cinema o dalla penna di Cormac McCarthy – che proprio negli stessi anni pubblica Meridiano Di Sangue – ma quello crepuscolare e malinconico, dove tutto appare ridimensionato e ricondotto a una dimensione più umana e reale, dove il massimo del brivido è rappresentato dai discorsi sulle donne, delle quali i cowboy hanno un bisogno disperato, ma alle quali non sanno come avvicinarsi.

L’elegia del West cantata da McMurtry, premiata con il Pulitzer, che tanto aveva scandalizzato John Ford proprio per il suo tono dimesso, è uno degli ultimi reali affreschi di un’epoca, che lo scrittore ricostruisce attraverso immagini e linguaggi in una narrazione nostalgica per un’età dell’oro leggendaria e perduta, fucina eterna di leggende e sogni, il confine tra West e western che tanto ha alimentato l’immaginario americano.

Una lettura di grande qualità, molto consigliata: ne fu tratta una serie televisiva che non riuscì a rendere la complessità della trama e le molte sfaccettature dei personaggi, ma si limitò a spettacolari montaggi e fotografie. Il libro è molto meglio.

Recensione di Valentina Leoni
LONESOME DOVE Larry McMurtry

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