LESSICO FAMIGLIARE Natalia Ginzburg

Feltrinelli KOBO Fomia maggio
LESSICO FAMIGLIARE Natalia Ginzburg Recensioni Libri e News Unlibro

LESSICO FAMIGLIARE, di Natalia Ginzburg

 

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Recensione 1

“Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo viso e udito”

Un libro di memorie, un libro di descrizioni, minuziose, dettagliate quasi soprattutto fisiche e volutamente non psicologiche.

Natalia mi ha raccontato la Storia, la storia della sua famiglia e dei suoi amici più cari.

Sono entrata in casa Levi e comodamente seduta in un angolo su una poltrona, ho vissuto con loro.

Ho conosciuto i membri di questa grande tribù ebraica e antifascista: i genitori di Natalia, i due pilastri, i due fulcri, attorno ai quali tutto gira, e a cui tutti fanno prima o poi ritorno; i fratelli e le sorelle di Natalia; gli amici che entrano ed escono dalla loro casa, dalla loro vita.

Ho vissuto con loro l’Italia dagli anni Trenta ai Cinquanta: la guerra, il fascismo, le leggi razziali, la resistenza, le incursioni di notte nelle case per arrestare chi osava mettersi contro il regime.

Ma non ho vissuto solo la Storia del nostro Paese, ho vissuto la storia di una famiglia italiana, le sue ambizioni, le sue preoccupazioni, le sue paure, le sue risate, le sue liti, ho riscoperto la moda, la cucina, i mestieri dell’epoca.

 

 

Non ho “letto” però di Natalia…

Lei parla di tutti tranne che di sé stessa. Elenca i fatti storici che hanno caratterizzato la sua vita, semplicemente citandoli ma non dicendo come li ha vissuti, forse perché molti l’hanno fatta soffrire, forse c’è una sorta di rifiuto del dolore.

Nonostante la sofferenza, quale famiglia però si può dirne esente, c’è l’allegria di chi agisce con entusiasmo e per questo è soddisfatto di sé: in Lessico famigliare c’è anche allegria e orgoglio.

E poi c’è “la parola”, altra grande e importante protagonista: la parola che in diverse combinazioni costituisce il tratto quasi somatico di ogni personaggio. “Quella parola”, quel modo di dire, quell’aggettivo che racchiude un mondo, che descrive, meglio di qualsiasi altra cosa, quel personaggio, semplicemente perché “quella parola” gli è stata appiccicata addosso dai membri della famiglia.

“Una di quelle frasi, parole, ci farebbe riconoscere l’uno con l’altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici degli egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza di un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finchè saremo al mondo”

Ho adorato su tutti due personaggi: la mamma di Natalia, Lidia.

Una mamma che mi ha ricordato molto la mia: mille difficoltà, mille problemi, tanti dispiaceri, eppure sempre sorridente, canterina, amante dei bei vestiti…una persona semplice, ma dal cuore grande che ha saputo regalare letizia.

“…avendo mia madre quella sua natura così lieta, che investiva ed accoglieva ogni cosa, e di ogni cosa e di ogni persona rievocava il bene e la letizia, e lasciava il dolore e il male nell’ombra, dedicandovi appena, di quando in quando, un breve sospiro”

E poi ho amato Pavese e come Natalia lo ha descritto: in quelle parti del libro il “Lessico” è poesia pura.

 

 

Ho visto Pavese camminare e mangiare distrattamente ciliegie acerbe perché avevano “il sapore del cielo”.

L’ho visto alla sua scrivania negli uffici della Einaudi a correggere bozze, ho conosciuto il suo lato ironico, una tra le cose più belle che aveva, dice Natalia, ma che non ha saputo portare nei suoi libri.

Ringrazio Natalia per questo e per aver riportato alla luce un mondo che non c’è più…

Buona lettura!

“Il mondo appariva invece, dopo la guerra, enorme, inconoscibile e senza confini. Mia madre tuttavia riprese ad abitarlo come poteva. Riprese ad abitarlo con lietezza, perché il suo temperamento era lieto. Il suo animo non sapeva invecchiare e non conobbe mai la vecchiaia, che è starsene ripiegati in disparte piangendo lo sfacelo del passato. Mia madre guardò lo sfacelo del passato senza lagrime, e non ne portò il lutto.”

 

Recensione di Cristina Costa

 

Recensione 2

La cara Natalia, attraverso la scrittura di Sandra Petrignani con La corsara mi è entrata nel cuore. Ho deciso di addentrarmi io, un pochino di più, nella sua opera più famosa, per fissare quei tratti che fanno di lei un mito del ‘900 e una “protofemminista” ante litteram.

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Conosco così una famiglia di simpaticissime persone che, ognuna a suo modo, attraversa i grandi traumi della storia per poi riprendere la normalità della vita. E se all’inizio la piccola Natalia è una voce di bambina che racconta i fatti con gli occhi di bambina, crescendo racconta i fatti con il piglio della Ginzburg.

Attraverso il suo racconto possiamo intravedere la sua maturazione,il suo passaggio da una età all’altra. Il romanzo è scorrevole, non annoia mai. È una piccola saga familiare, per non disturbare,per non rendere pesante la lettura, che deve essere piacere come per Natalia lo è la scrittura.

 

Personaggi del calibro di Turati, Olivetti, Pavese Einaudi, etc…, sfiorano il percorso che questa famiglia percorre in maniera autonoma e a tratti sui generis grazie alla simpatia di un padre brontolone e di una mamma che con la sua leggerezza fa da contraltare al suo essere burbero e severo.

Felice di avere fatto mio un tassello di cultura del ‘900 che probabilmente non avrei apprezzato se imposto da qualche insegnante.

Perché la Ginzburg deve entrare in punta di piedi, come ha vissuto la sua vita, nella vita di chi sa riconoscere il valore di una grandissima storia fatta da piccoli eventi.

Recensione di Francesca Pozzo / Canta La Gallina

Recensione 3

Iniziai a leggere questo libro tempo fa, ma lo lasciai per una storia più interessante.
Dopo ho letto molti altri libri, mentre il “Lessico famigliare ” era lì che mi guardava e mi aspettava…l’ho ripreso e terminato in questi giorni di fine estate.

LESSICO FAMIGLIARE Natalia Ginzburg Recensioni Libri e News UnlibroÈ una lettura piacevole, simpatica e accattivante, un’ autobiografia con risvolti storici, poco incisivi nel libro, ma conoscendo la storia del periodo fascista, direi piuttosto drammatici, visti dal cuore prima di una bambina e poi di una donna.

Quella della scrittrice è una famiglia sicuramente benestante , visto che si potevano permettere anche una sarta in casa, ma da come viene da lei descritta non sembrerebbe, forse per le varie ristrettezze da educazione spartana che il papà brontolone , grande professore imponeva loro per educarli alla responsabilità.

Racconta la sua famiglia più da spettatrice attenta senza far trapelare grandi emozioni, ma descrive così teneramente le loro abitudini e quotidianità da renderli tutti molto simpatici, in particolare il papà.

 

Ci sono dei vuoti nel racconto, quelli appena accennati , ma non trattati emotivamente forse non erano adatti al tema preso , ma tutti leggendo possiamo leggere un po’ di noi stessi, perché ognuno di noi ha un lessico familiare che si porta dentro,un lessico di ” sempiezzi, sbrodeghezzi, negriture ,fufignezzi”, vocaboli a noi cari che non troviamo in nessun dizionario se non in quello del nostro cuore.

Recensione di Ely Grassi

Titolo presente anche in Un Libro in un Tweet

 

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