LA LETTERA RUBATA Edgar Allan Poe

LA LETTERA RUBATA, di Edgar Allan Poe (Franco maria Ricci Editore)

(Collana di letture fantastiche diretta da Jorge Luis Borges)

 

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In età liceale lessi qualche racconto di Edgar Allan Poe perché ero attratta da tutto ciò che era horror puro. Ricordo che lessi “Il pozzo e il pendolo” e ne rimasi estremamente affascinata, non certo senza aver provato un certo ansiolitico turbamento: a un certo punto mi mancò l’aria.
Allora pensai che soltanto un genio poteva aver scritto un racconto horror senza spettri, né zombie, né sangue, con la sola paura dell’animo umano, capace di tremare le viscere.

La forza di una scrittura che si fa strada attraverso la psicologia umana e le sue incomprensibilità, la pura paura e l’immaginazione più totale: questo scavare a fondo che lo scrittore pratica è l’aspetto che mette più paura della sua opera perché ci porta a scoprire la trama di intrecci fitti nella mente di ciascun individuo, quella che più terrorizza qualsiasi essere umano. I mostri sono dentro di noi.
Ricordo ancora che non continuai a leggere Poe, lo archiviai per l’angoscia che mi procurava.
E, a essere sincera, allora avevo i miei pozzi e le mie crepe e francamente alimentarli non era il caso.

 

 

Oggi riprendo, dalla mia polverosa biblioteca, la collana diretta da Jorge Luis Borges e mi immergo nei cinque racconti di Poe scelti, appunto, dal grande scrittore Borges.

Cosa provo? La stessa sensazione di allora. Ma, a differenza di ieri e anche per l’esperienza vissuta, oggi non posso fare a meno di riconoscere, ancora e forse di più, che Poe è stato un vero genio dell’immaginazione, un profondo osservatore che è riuscito a penetrare nel mistero della mente umana. Un mago nel rendere brumoso il sottile filo tra follia e ragione, tra vita e morte, la linea dell’orizzonte che divide mare e cielo. La vita, l’esistenza, il fato, il destino, l’incomprensibile che va a braccetto con il comprensibile e che, a un certo punto,  quest’ultimo si frantuma in tanti pezzetti di luce caleidoscopica. Punto e a capo.

E la scrittura spontanea, onesta rende i racconti ancora più inquietati perché appaiono supportati da basi scientifiche. Dove inizia la follia e termina la ragione?

 

 

I cinque racconti racchiudono tutto ciò che è stato Poe e, a distanza di anni, non mancano di suscitare vere e proprie paranoie anche perché l’essere umano, malgrado la scienza, non ha scoperto un bel niente: si nasce, si vive e si muore. E nel mezzo si ha paura di quel pozzo nero in fondo (turbamenti e angosce, incubi) e di quel pendolo, dal ritmo cadenzato, che oscilla dall’alto (la signora Morte).
Che senso ha tutto ciò?

Eccovi i cinque racconti scelti da Borges:
1) La lettera rubata: genere giallo
2) Manoscritto trovato in una bottiglia: veritiero ma altrettanto concreto e possente di allucinazioni.
3) La verità sul caso di Mister Valdemar: l’orrore fisico si aggiunge all’orrore del soprannaturale (mesmerismo)
4) L’uomo della folla: solitudine e colpa
5) Il pozzo e il pendolo: esaltazione graduale del terrore

“Gli uomini mi hanno chiamato pazzo; ma non è ancora chiaro se la pazzia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto”

 

Recensione di Patrizia Zara

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