LA DONNA IN BIANCO Wilkie Collins

LA DONNA IN BIANCO, di Wilkie Collins (Fazi)

 

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Inghilterra, 1850. Mr Hartright, onesto e modesto insegnante di disegno, viene assunto in una nobile villa inglese a Limmeridge House, per impartire lezioni di disegno alla giovane, delicata e fragile Laura Fairlie e alla sua sorellastra Marian Halcombe, intelligente, determinata, coraggiosa, indipendente. I tre verranno coinvolti in complicate avventure che li vedono protagonisti insieme al promesso sposo di Laura, Sir Glyde, e al conte Fosco, uomo tanto astuto quanto malvagio. Il tutto mentre, a più riprese, nelle vite dei protagonisti, si palesa una misteriosa donna vestita di bianco.

Adoro il romanzo ottocentesco perché, se da un lato non si pone ancora il moderno problema della verosimiglianza, riesce invece ad appassionare il lettore, anche grazie alla evidente polarizzazione tra bene e male, per cui il lettore finisce per parteggiare affettuosamente per il bene.

Qui, rispetto ad altri romanzi coevi, l’elemento innovativo è costituito intanto dal taglio “giallo” del racconto e poi dallo stile narrativo che si compone dal diario di tanti personaggi: con questo stratagemma letterario Collins ci fornisce non solo i punti di vista dei diversi protagonisti ma ci svela tutti i punti oscuri della storia.
Bellissimo e appassionante.

Recensione di Nadia Carella

LA DONNA IN BIANCO, di Wilkie Collins

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