LA CASA DELLE BAMBOLE Ka-Tzetnik 135633 – Yehiel De-Nur

LA CASA DELLE BAMBOLE Ka-Tzetnik 135633 - Yehiel De-Nur Recensioni Libri e news

LA CASA DELLE BAMBOLE, di Ka-Tzetnik 135633 – Yehiel De-Nur

Un altro dei libri che mio marito teneva sepolto tra i suoi altrettanto numerosi libri, messi però a casaccio, è stato La CASA DELLE BAMBOLE di un autore mai sentito prima. “È sul nazismo”, mi ha detto, sapendo della mia linea di lettura adottata di recente, cioè per tema.
Appena ho tenuto in mano il volumetto, anche se il titolo mi lasciava già intuire a cosa si riferisse, mi sono chiesta chi fosse l’autore e cosa volessero dire quei numeri. Poi, dopo averlo aperto, ho scoperto che erano le cifre che i tedeschi tatuavano sul braccio sinistro agli Ebrei e a quanti soggiornavano nei campi di concentramento.
LA CASA DELLE BAMBOLE Ka-Tzetnik 135633 - Yehiel De-Nur

Nel libro non si evince chi è l’autore, ma si comprende che è un uomo grazie alla dedica fatta a chi lo aveva aiutato a riprendersi, dopo la liberazione dal lager.

Da tutte queste premesse è chiaro che il romanzo – se romanzo si può chiamare – è ambientato durante il nazismo e nei campi di concentramento. Infatti, ci troviamo in Polonia, poco tempo dopo l’invasione tedesca.

I protagonisti principali sono due fratelli, Harry, il maggiore, e la dolce e bellissima Daniella la seconda di tre figli.

Daniella ha 14 anni e parte per una gita scolastica con tutte le compagne e gli insegnanti. La meta è la stessa città in cui vive Harry, ma un raid tedesco trasforma la gita in una carneficina. Daniella, pertanto, viene catturata, inclusa nel ghetto e inserita in un laboratorio dove si tagliano e scuciono gli abiti degli Ebrei finiti nei campi, per scoprire se nascondono monete o altri oggetti preziosi.

 

Ogni settimana Harry, che lavora in un’altra fabbrica va a trovarla e le porta sempre qualcosa da mangiare…

Un giorno Harry viene improvvisamente inviato in uno dei campi (Niederwalden). Daniella si dispera, ma poco dopo, anch’ella viene rastrellata, insieme a tutte le più belle e giovani ragazze del ghetto.

Una volta a destinazione, viene, inizialmente, spedita nel campo di lavoro, ma subito dopo prelevata e inviata nel campo attiguo, il “Campo della gioia”, apparentemente meno squallido di quello del lavoro, con le baracche dipinte di rosa, tanta pulizia e perfino dei fiori.

Qui Daniella, come diverse altre ragazze, viene sottoposta ad esperimenti, chiusa in una gabbia, tatuata sotto il seno una serie di cifre, che sostituiranno il suo nome, quindi mandata a svolgere il proprio compito: dare “gioia” ai soldati tedeschi in viaggio verso il fronte russo. In altre parole, a prostituirsi!

 

Yehiel De-Nur, cognome ebraicizzato dell’originale polacco Feiner, è Ka-tzetnik 135633, uno dei pochi sopravvissuti ai campi di concentramento. Le cifre con cui firmava le sue opere, sono quelle tatuate sul braccio sinistro con cui era identificato dai tedeschi. Nessuno sapeva chi fosse. Si era pensato si trattasse di una donna, ma fu solo nel 1961, quando fu convocato, dal tribunale di Tel Aviv, a testimoniare contro Otto Adolf Eichman (durante cui svenne pure, mentre raccontava ciò che aveva vissuto), che si venne a sapere la verità sulla sua identità.

De-Nur fu accusato, dalla critica, di indulgere troppo sul sesso e sulla crudeltà, nelle sue descrizioni, ma forse questo, secondo me, poteva valere per l’epoca in cui furono pubblicate le sue opere. La Casa delle Bambole è, infatti, del 1955, e letto in questi giorni, non pare affatto pornografico o cruento più di tanto: il libro descrive esattamente ciò che accadeva nei lager, senza sé e senza ma. Lo scrittore non ha alterato niente, né indugiato, compiacendosi, in particolari scabrosi o crudeli.

 

In parecchi altri libri ho trovato le stesse descrizioni senza peli sulla lingua. Anche in Se questo è un uomo, Primo Levi si è soffermato sui barbari soprusi che le SS e i kapò perpetravano ai prigionieri! E poi, non è più raccapricciante vedere certi filmati dell’epoca, con migliaia di scheletrici corpi abbandonati uno sull’altro o buttati nelle fosse comuni, che leggere solo i medesimi fatti senza vederli?

Il libro è comunque di gradevole lettura, la prosa scorre agevolmente, nonostante l’argomento, e si legge volentieri, così come è facile identificarsi nei personaggi che, di volta in volta, appaiono sulla scena, grazie all’abile empatia dell’autore, che non aggiunge nulla di sadico alle sue descrizioni: ciò che narra è la pura realtà accaduta in quegli anni e vissuta sulla propria pelle.

È un libro che tutti dovrebbero leggere, per non dimenticare e per approfondire l’argomento.

Recensione di lena Merlina

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