LA BESTIA UMANA Emile Zola

Emile Zola

LA BESTIA UMANA, di Emile Zola

Un tuffo nella belle epoque. Non ci sono post che propongono questo libro, viene solo talvolta citato il titolo. Bene, perciò non vedrò spuntare nei commenti “arrieccolo!” come talvolta accade. Ma soprattutto, dopo aver letto alcune opere contemporanee e pure interessanti, sentivo il bisogno di approdare in quel porto sicuro che è la letteratura del tardo ‘800 francese. Il che vuol dire storie che si dipanano in modo cronologico, assenza dell’ io narrante spesso autoreferenziale, uso del tempo passato che rende la storia più credibile perché vista più a distanza. Insomma, un classico, almeno nella forma.

CENNI SULL’ AUTORE. Se avete provato qualche emozione nel leggere le vicende della torbida Therese Raquin, sempre dello stesso autore vi propongo, amici lettori,” La bestia umana” che Zola scrisse a più di vent’anni di distanza dal primo.L’ 800 fu l’epoca del Positivismo e della conseguente fiducia nelle scienze sperimentali che sembravano dare all’uomo risposte terrene ai suoi bisogni. Emile Zola tentò di applicare il metodo anche alla letteratura, teorizzando che anche i comportamenti umani potessero essere registrati scientificamente sospendendo il giudizio morale. Diventò così tra i più autorevoli esponenti del naturalismo. Scrisse in poco più di 20 anni un ciclo di venti libri sulla predestinazione e sull’ ereditarietà. (Mendel insegnava.) Questo libro non raggiunge i livelli di L’assommoir o di Germinale, è meno approfondita l’indagine sociale a vantaggio di quella psicologica.

TITOLO E ARGOMENTO. Il titolo ha una doppia valenza : bestia umana è l’uomo predestinato alle passioni, al vizio, al crimine per tare ereditarie. Ma bestia umana e’ anche la locomotiva, anzitutto quell’apparato ferroviario un po’ pionieri-stico, fatto di vapori sbuffanti, di odori di grasso, di materiali ferrosi, come quella rappresentata mirabilmente da Monet sulla copertina della mia edizione.

INIZIO DI TRAMA. Tutto ha inizio quando l’affascinante Severinesi lascia sfuggire col fresco sposo, il vice capo Roubaud, che il suo tutore il potente e vizioso Grand Morin approfittava di lei sin dalla più tenera età. La gelosia spinge il marito a sopprimerlo, cosa che avviene su un treno in corsa con dovizia di particolari. Di lì, un crescendo di drammi e delitti, sempre con treni, stazioni e binari sullo sfondo con scene affascinanti come quella della locomotiva lanciata nella sua folle corsa con dentro il suo carico umano perché…

CONCLUSIONE. In definitiva, per avvalorare la sua tesi, Zola sembra eccedere nel realismo ed i personaggi risultano tutti piuttosto negativi. Ma essendo un eccellente narratore ed un attento osservatore della realtà, ci regala suo malgrado, un quadro storico della Francia fin de siecle, il forte contrasto sociale, la violenza sulle donne, i compromessi del potere, il danaro, molla di ogni nefandezza. Ma se anche le tare ereditarie oggi non ci coinvolgono più di tanto, leggetelo come un avvincente noir d’autore, ricco di colpi di scena e di passioni maledette.

Recensione di Ornella Panaro

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