INQUISIZIONE MICHELANGELO Matteo Strukul

INQUISIZIONE MICHELANGELO, di Matteo Strukul

 

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Recensione 1

Un bel romanzo storico. Ben scritto, con basi storiche solide e con una trama via via sempre più avvincente.
Per una lettrice come me che non ama particolarmente il genere storico, è stata una piacevole sorpresa.

I fatti narrati aderiscono ai criteri di verosimiglianza sia nell’invenzioni letterarie – plausibili, lecite e interessanti – sia per l’aggiunta dei personaggi immaginari che donano funzionalità e dinamismo alla narrazione: la bella cortigiana Imperia, donna senza scrupoli e senza morale; l’ingenua Malasorte, segnata da un nome e da una sorte.

In virtù di ciò la lettura ha catturato la mia attenzione fin dalle prime pagine, trascinandosi nella trama senza alcuna difficoltà.
Michelangelo è il protagonista, non solo nelle vesti di scultore, pittore, architetto e poeta, ma, soprattutto, come uomo che vive le contraddizioni del suo tempo sia a livello corporale, esistenziale, spirituale e mistico.

Ne esce fuori un personaggio che, sebbene conosciuto attraverso i libri d’arte e le sue opere, risulta essenzialmente più umano e tremendamente coinvolgente.

Tant’è che il lettore sente l’esigenza, a conclusione del romanzo, di approfondire le proprie conoscenze sulla vita di quest’artista schivo e solitario, sposo fedele all’arte. Guardare più in profondità i suoi incredibili capolavori, andare oltre le sterili barriere del bello, per scovare un messaggio nascosto fra le pieghe del freddo marmo.

Capire meglio il periodo “schiavizzato” dall’avidità del Clero, terrorizzato dall’Inquisizione e per ultimo, la sua grande amicizia con Vittoria Colonna.

E ancora. Percorrere le vie della città eterna e scoprire fra il degrado etico-morale e spirituale il sommesso sfavillio di una città imperiale di un tempo che fu e che continuamente viene deturpata dalla corruzione e della sete sfrenata di potere.”Coloro i quali le avevano parlato di Michelangelo, lo avevano dipinto come un uomo avanti negli anni, dal pessimo carattere, incline all’ira e alla violenza. Ma a lei non pareva affatto. Gli sembrava piuttosto molto solo, in parte per propria volontà ma anche perché in quel volersi segregare nell’arte rischiava, a volte, di smarrire se stesso”.

Recensione di Patrizia Zara

 

Recensione 2

Non sono un’appassionata di romanzi storici, eppure questo romanzo è stato strabiliante.

Strukul ricostruisce una Roma logorata dai complotti privi di confini tra politica e religione.

 

Siamo a metà del 500, Michelangelo é già alla soglia dei 70 anni, ha da poco terminato la Cappella Sistina, è all’apice della sua popolarità. Eppure è un uomo logorato quanto la capitale. Guarda le sue opere e si chiede se ha reso omaggio a Dio o agli uomini di Chiesa, se tali uomini fossero al servizio di Dio o del potere. Si chiede se ha reso grande la Fede, o se ha ingigantito l’influenza di una Chiesa molto umana e assai poco divina, ormai corrotta e impietosa, che vende e svende il perdono.

Assistiamo a una magistrale ricostruzione di un’epoca buia, l’alba della crisi definitiva tra la Chiesa di Roma e la corrente protestante di cui Lutero è portavoce.

 

STRUKUL ci regala un Michelangelo credibile, circondato da altrettanto credibili personaggi dell’epoca: Carafa, Poalo lll, Reginald Pole e Vittoria Colonna. Personaggi che fanno parte di questa storia ma anche della Storia, quella con la S maiuscola. Frutto dell’immaginazione dell’autore è invece Malasorte, fanciulla ahimè degna di tale nome.

Ho divorato questo romanzo, golosa di aneddoti storici che l’autore dispensa con generosità ma anche di avventure appassionanti, in parte reali e in parte verosimili.

 

Un romanzo che ci ricorda l’eternità di Roma, di una città che sembra cadere continuamente e rialzarsi all’infinito. Roma che con la sua arte sopravvive ancora, che con la sua Storia ammonisce l’umanità. Roma che vede gli uomini cadere e morire. Ma lei, Roma, non sembra poter morire, per quanto ci si dia da fare a procurarle cicatrici.

Recensione di Giulia Baroni

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