IL LATO DISUMANO, di Scilla Salvi (Scatole Parlanti – maggio 2026)

Stella Bono, sopravvissuta a un tentativo di suicidio, di cui però non ricorda nulla, si trova in un processo a testimoniare contro quelli che in qualche modo l’avrebbero indotta a compiere quel gesto e che si sono macchiati di questo crimine con altre ragazze. Se da un lato trova apparentemente sollievo per quella che crede sia la fine di un incubo dall’altra continua a vedere i suoi “amici immaginari” e a sentire che ancora c’è qualcosa che non va nella sua vita; a confortarla c’è l’amica fioraia Alda che la prende a lavorare con sè e la famiglia che cerca di riportarla a casa. In parallelo troviamo Alina, una giovane ucraina condannata per aver ucciso la sua bambina Ludmilla anche se lei non ricorda niente di tutto cio ed è sempre stata convinta che sua figlia sia stata rapita.
Dopo vent’anni le si riaccende la speranza che Ludmilla sia ancora viva e chiede al padre naturale di scoprire la verità. Le vite e le storie di Stella e Alina arriveranno a incontrarsi e insieme riusciranno a trovare la chiave di tutto e chiudere i ponti con il passato, seppur a caro prezzo. In questo secondo romanzo Scilla Salvi riprende i personaggi del precedente lavoro e ne segue gli sviluppi e soprattutto introduce un altro protagonista, la disumanità, sia quella nei confronti degli imputati ma anche verso il dolore di Alina sia quella della realta che ruota attorno a Stella Bono e che a tratti la contagia.
Meno duro del precedente questo romanzo ci mostra con grande realismo la dimensione di chi ha toccato il fondo, per un motivo o per un altro, e tenta di risalire combattendo convenzioni, pregiudizi e poteri forti. Piu scorrevole ma non per questo meno denso di spunti di riflessione rispetto a “Fiori recisi””, “Il lato disumano” chiude la storia Di Stella e di Alda mettendo tutte le tessere del mosaico al giusto posto, ricordandoci che non è mai tardi per compiere la scelta giusta.
Recensione di Enrico Spinelli


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