IL FASCINO DELL’AMORE E DELLA GUERRA: SUITE FRANCESE Irène Némirovsky

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IL FASCINO DELL’AMORE E DELLA GUERRA nel romanzo di una grande scrittrice del 900: SUITE FRANCESE, di Irène Némirovsky

 

Questo libro è una perfetta fotografia di un importante periodo storico e al tempo stesso un avvincente romanzo. L’autrice dimostra anche una capacità non comune di esplorare la complessità dei sentimenti soffermandosi, in particolare, sulle varie sfaccettature della meschinità umane soprattutto nei momenti più difficili.

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Il libro è diviso in due parti distinte.

Nella prima parte viene descritto l’esodo di Parigi del Maggio-Giugno del 1940 al momento dell’arrivo dell’esercito nazista. Le concitate vicende di quel momento storico sono descritte con grandissimo realismo. Una massa di varia umanità abbandona la capitale francese con ogni mezzo portandosi dietro ciò che è possibile. Quasi sembra di vedere quella fila interminabile di persone a piedi o con carri su cui erano stati ammassati i materassi o qualche suppellettile, i più fortunati in automobile o su camion di fortuna. Qualcuno si portava dietro l’argenteria o il nonno ultraottantenne quasi indifferente a quello che gli succedeva intorno. La colonna degli esuli incontra e si confonde con i reparti dell’esercito francese in ritirata, deve subire l’attacco dell’aviazione nazista e privazioni di ogni genere. Mancano cibo, benzina, ripari. Una corsa verso l’incertezza rincorsi dalle notizie della terribile disfatta dell’esercito francese. L’autrice ci racconta questo quadro attraverso gli occhi e le esperienze di alcuni esuli, molto diversi fra loro, per età, estrazione sociale, aspettative e la narrazione è decisamente efficace; sembra di esserci dentro a quel formicolio disperato e ogni protagonista è descritto perfettamente, tratteggiando la sua personalità e le sue esperienze di vita.

La situazione degli esuli, dopo una primissima fase di indescrivibile caos, gradualmente tende a stabilizzarsi. I nazisti hanno occupato Parigi ed è stato firmato l’armistizio. Inizia la fase dell’occupazione, momento difficile, infamante forse per i francesi, ma molti possono tornare nelle loro case e alle loro occupazioni o almeno provarci e sperare che figli e mariti partiti per il fronte siano ancora vivi e tornino dalla prigionia tedesca.

La seconda parte ci presenta una situazione più statica e circoscritta. Non più questo grande affresco di guerra e di esodo biblico con decine di situazioni personali analizzate dettagliatamente, ma una realtà specifica. Siamo in un paese della provincia francese che, come tutto il nord del paese, subisce l’occupazione nazista. I soldati tedeschi sono ospitati dai vinti contro la loro volontà. Nella casa più bella del paese una giovane e bella donna vive con la suocera. L’unico uomo di casa marito/figlio delle due donne è prigioniero in Germania. Le due donne sono obbligate ad ospitare un giovane ufficiale tedesco. Tra i due giovani che si trovano a convivere forzatamente sotto lo stesso tetto, lontano dai rispettivi coniugi, si insinuerà gradualmente l’amore….

Un libro molto intenso, senza cadute di tono. Nella imponente e drammatica cornice di un affresco storico mirabilmente tratteggiato il romanzo si concentra, in questa sua seconda parte, su questa giovane donna e la sua vicenda personale. Scansiona i suoi pensieri e i suoi turbamenti, esalta le sue contraddizioni.

Davvero una splendida narrazione che merita senz’altro una lettura.

Recensione di Stefano Benucci
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