IL CROLLO Chinua Achebe

IL CROLLO, di Chinua Achebe

Il romanzo racconta le vicende di Okonkwo, grande guerriero, uomo ricco e rispettato ma noto per la sua inflessibilità, la cui vita si svolge seguendo gli scrupolosi riti imposti dalla tradizione del villaggio, fino al giorno in cui gli viene affidato in custodia un giovanissimo ostaggio, al quale si affeziona come a uno dei suoi numerosi figli.
Racconto di grande efficacia, che utilizza tempi e stilemi narrativi del racconto popolare e delle leggende, evocando per il lettore suoni, odori, colori di una Nigeria che l’autore vuole di proposito lasciare in un tempo indefinito, quasi che quello che sta narrando sia uno dei tanti miti ancestrali al quale i protagonisti della storia sembrano non voler più prestare ascolto.

IL CROLLO Chinua Achebe Recensione UnLibroOkonkwo, uomo violento, irruento e altero, che percepisce se stesso solo come guerriero e obbedisce solo alla logica dello scontro e della determinazione del più forte sia in famiglia che nel villaggio dove vive, rifiutando tutto ciò che lo renderebbe più umano, compreso il rapporto con quel padre amante della musica e da lui disprezzato come debole: la personalità di Okonkwo è di proposito messa in contrasto con quella degli altri personaggi, meno bellicosi, più saggi e posati, che il protagonista disprezza ma che rispetta, per mettere in evidenza come la colonizzazione dei bianchi, verso i quali i personaggi del romanzo hanno sentimenti ora di simpatia ora di fermo disprezzo, abbia distrutto una società governata da regole e gerarchie che solo la superficialità dell’ignoranza ha fatto loro etichettare come “selvaggia”.

La prosa di Achebe ha il ritmo pacato e musicale del racconto intorno al fuoco, intercalato da proverbi e metafore, e utilizza immagini e simboli propri della cultura nigeriana, come i frequenti riferimenti all’invasione delle locuste, nelle quali si deve vedere l’arrivo dei colonizzatori, e ai moti dell’animo paragonati ai vari aspetti del fuoco; eppure Achebe ha scritto questo romanzo usando proprio la lingua dei colonizzatori, forse perché li vedeva come i reali destinatari del messaggio contenuto nel suo romanzo.

Consiglio la lettura a chi cerchi letture insolite e ai curiosi in generale: potranno fare una grande scoperta.

Recensione di Valentina Leoni

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