IL BAMBINO CHE DISEGNAVA LE ANIME Tommaso Pagano

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IL BAMBINO CHE DISEGNAVA LE ANIME, di Tommaso Pagano

Se siete in cerca di un libro giallo che appassioni ma non sia banale nello schema e non suoni trito e ritrito, consiglio il libro di esordio di Tommaso PAGANO (magistrato a Siracusa originario di Genova) “Il bambino che disegnava le anime” (Solferino). È un giallo che “prende” ma anche che sorprende, scritto con maestria e creatività.

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Zeno Schirripa è un ex commissario, ora professore supplente dedito al suo orto “bio” e con un’innegabile propensione a bere, aiutato nella prima passione dal suo coinquilino sudanese e caduto invece nella prima a causa della fine di una storia d’amore e della disillusione del suo lavoro.

Zeno non ne vorrebbe più sapere di indagini ma l’affetto nei confronti di due studenti e, in fondo, un po’ di astinenza dall’adrenalina, lo porteranno di nuovo a lavorare fianco a fianco al suo ex collega Grillo, ora commissario e capo di quella che era stata la squadra di Schirripa. Zeno si troverà quindi suo malgrado a districare una matassa di enigmi tra mafia, classe dirigente di una zona industriale che non guarda in faccia nessuno, insabbiamenti, centri sociali con dimenticabili cene crudiste e, forse, spiragli di amore e felicità.

 

La storia procede alternando indimenticabili momenti comici, riferimenti letterari classici e riflessioni critiche sulla società attuale, prima più lentamente lasciandoci assaporare le descrizioni e la poesia per poi accelerare a sorpresa e rapirci senza possibilità di fuga, travolgendoci nelle rapide dell’intreccio, fino ad una cascata finale che toglie il fiato, dove ogni aspetto, anche i dettagli, trovano una spiegazione.

Molti personaggi sono ben dipinti ed accattivanti (alcuni più macchiettistici altri più approfonditi), a partire dal protagonista e dal suo amico Grillo, per la verità comprimario: molto diversi tra loro, hanno tuttavia qualcosa che li accomuna e li unisce, quasi a rappresentare due anime e due personalità della stessa persona. I personaggi femminili appaiono un po’ più deboli e sembrano solo aspettare, in fondo, di essere salvati ma hanno comunque ruoli centrali e funzionano bene nel disegno generale.

 

Insomma, un giallo che coinvolge come i classici ma sorprende per sprazzi inattesi di originalità e luoghi, situazioni e immagini non comuni. Un libro da leggere ed assaporare nei dettagli, vincendo l’istinto di divorarlo saltando righe o riflessioni solo per conoscerne la fine, nella speranza che esca presto un seguito. Fatemi sapere se lo leggete o avete già letto! (disclaimer: conosco l’autore – andavamo allo stesso liceo a Genova anche se in classi diverse – ma penso di essere stata oggettiva).

Recensione di Eugenia Macchiavello

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