I DEMONI DI WAKENHYRST Michelle Paver

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I DEMONI DI WAKENHYRST Michelle Paver

I DEMONI DI WAKENHYRST, di Michelle Paver

“ …Dio governa tutto e invia i suoi demoni

Per metterci alla prova”

“I demoni di Wakenhirst” di Michelle Paver, autrice di origine britannica, è un noir gotico che conserva tutte le caratteristiche e le atmosfere della Letteratura inglese edoardiana.

In un borgo del Suffolk denominato Wakenhyrst sorge il maniero di Wake’s End, una grande costruzione fredda e umida, ricoperta di edera rigogliosa e circondata da una grande palude, la palude di Guthlaf, che con i suoi misteri, l’aria pesante che la circonda, i suoi abitanti acquatici come le anguille e i rospi e quelli umani che al suo interno si celano, è forse la vera centralità di tutto il libro.

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Siamo nel primo decennio del 900 e Wake’s End e abitata dal celebre storico medievalista Edmund Stearne, dalla moglie e dai suoi figli.

E’ un uomo di bell’aspetto, molto stimato ma severo, un uomo a cui “non piacevano i bambini, ma a cui piaceva farli” tanto da sfinire la povera moglie con le gravidanze quasi tutte terminate in aborti spontanei. Solo tre i figli sopravvissuti: due maschi e una femmina, Maude.

Sarà lei, oltre cinquant’anni dopo a raccontare la sua storia, quella di suo padre e di tutta la sua famiglia ad una storica dell’arte, Robin Hunter, venuta a intervistarla per l’interesse suscitato, nel mondo artistico ma anche in quello letterario e cinematografico, da alcuni dipinti eseguiti dal padre Edmund finito rinchiuso nel manicomio criminale di Broadmoor per un efferato e inspiegabile delitto da lui commesso tanto tempo prima.

Ma come era stato possibile tutto ciò? Come si era arrivati a questa follia? Maude ce lo racconterà partendo dalla sua infanzia, alternando la sua voce a quella della lettura dei diari segreti del padre, nascosti all’interno dei libri contabili della tenuta, e ai libri che influenzarono la sua mente e le sue decisioni fino all’ossessione, come Il libro di Alice Pyett, una mistica dalla vita travagliata e La vita di San Guthlaf, santo normanno molto venerato nella zona.

Tutto ebbe inizio dal fortuito ritrovamento da parte di Edmund, nel camposanto di Wakenhyrst, di un dipinto medievale dedicato all’Apocalisse, un dipinto inquietante colmo di anime dannate e demoni che era stato ricoperto di vernice bianca da tempo immemore e ora tornava alla luce.

Cosa avrebbe scatenato manifestandosi al mondo? Avrebbe risvegliato gli spiriti maligni della palude, i diavoli scolpiti nelle chiese o i sensi di colpa per orribili peccati commessi nel passato e che ora ritornavano a mordere le coscienze?

La vecchia Maude riporterà a galla le sue vicende, il suo essere stata una ragazzina scialba e poco attraente seppure molto intelligente, la sua adorazione per un padre che non la rispettava né la calcolava in quanto femmina, il divenire dei suoi sentimenti nei confronti di chi l’aveva messa al mondo fino al disprezzo e all’ostilità, il suo dolore e la sua solitudine sotto il giogo delle imposizioni paterne, le prime proibite emozioni, la condanna ad una vita isolata e solitaria all’interno di una grande casa gelida come il suo cuore.

L’autrice, alla fine del libro, ci racconta le sue fonti di ispirazione e cosa di storicamente comprovato o di fantasia ci sia nell’intreccio della trama.

Tanti i temi importanti all’interno di questo libro: il modo di vivere di quei tempi, le superstizioni spesso legate alla religiosità, le scelleratezze commesse in nome della scienza, ancora la sottomissione sia psicologica che fisica e quindi sociale riservata alle donne a cui era negata ogni tipo di cultura mentre era preteso il soddisfacimento di ogni voglia da parte maschile.

Con una scrittura accurata, sobria ma molto scorrevole, questo libro non ha grandi colpi di scena, ma si insinua piano piano nella mente del lettore come i miasmi della palude raccontata, innescando una sottile ansia, continui dubbi e con essi la voglia di vedere come si possa essere arrivati a quella follia finale nel corso del tempo, nello spazio ristretto e claustrofobico di una vita sacrificata come quella della protagonista, la tristissima e infelice Maude.

Recensione di Maristella Copula

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