A CHE PUNTO È LA NOTTE Fruttero e Lucentini

Fruttero e Lucentini

A CHE PUNTO È LA NOTTE, di Fruttero e Lucentini

Sebbene sia di tutta evidenza che la gnosi non è l’argomento più dibattuto davanti alla macchinetta del caffè in ufficio “A che punto è la notte” rimane uno dei romanzi più venduti e celebri della Ditta. Uscito nel 1979, 7 anni dopo l’enorme successo di “La donna della domenica” , il libro racconta, nelle forme classiche del giallo, di tre omicidi consumati nella Torino di fine anni ’70. Il primo è quello di un prete non convenzionale che dopo aver declinato in modi e forme bizzarre le conclusioni del Concilio Vaticano II, ripiega sul misticismo gnostico e si lancia in prediche apocalittiche dall’alto di una torre allusiva e misticheggiante, in una chiesa in penombra, rischiarata solo dal fuoco della Conoscenza e dal lampo dell’esplosione di un cero che il sacerdote tiene in mano durante una delle sue teatrali performance oratorie.

Il secondo omicidio è quello di un carabiniere sotto copertura che prima di essere ucciso a bordo della propria auto ha il tempo di lasciare scritto sul cristallo appannato del parabrezza un messaggio riconducibile allo gnosticismo. Del terzo omicidio non dirò, per non guastare la sorpresa.

A che punto è la notte
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Ad indagare sull’intricatissima storia è chiamato lo stesso commissario Santamaria de “La Donna della domenica” che a me sembra la figura cardine sui cui si imposta la visione letteraria e di genere di Fruttero e Lucentini. Quello che piace, infatti, al di là della trama avvincente e delle soluzioni stilistiche, è che in questo romanzo la gnosi è un sistema in opposizione al giallo inteso come genere, mentre il detective si trova al polo opposto dell’iniziato. Santamaria, infatti, come tutti gli investigatori, deve spingersi a scoprire le leggi che regolano il ritmo del mondo e a ridare loro un ordine che ci riconcili con il concetto di giustizia e di bene. Il nostro commissario procede nell’indagine in maniera bonaria, umanissima, autoironica. Usa il disincanto come una mistica e fa balenare i bagliori di un’intelligenza dimessa e rassegnata all’assurdo, ma comunque capace di rischiarare il mondo, anche solo quello di una grande città del nord Italia e di alcuni suoi abitanti.

La soluzione dell’enigma avverrà grazie ad un impiegato di una casa editrice (la penna di F&L si affila in pagine memorabili anche sul mondo editoriale e su certi cliché culturali), ad uno dei primi calcolatori e alla decifrazione del messaggio del povero carabiniere. E sarà un finale tutt’altro che mistico, perché andrà a toccare il totem del boom economico ed industriale italiano.

Le ultime delle oltre 600 pagine di “A che punto è la notte” sono affidate all’Eterno presunto in persona e ribadiscono il tratto caratteristico di Fruttero e Lucentini: quell’amabile fermarsi sulla soglia delle grandi questioni (Dio, l’Amore, il Bene, il Male) per poi aprire la porta con una chiave a caso, vivendo sempre come se si vivesse tra parentesi, con l’affettuosa e bonaria ironia che è distintiva di chi ama i generi popolari.

Recensione di Vincenzo La Monica
A CHE PUNTO È LA NOTTE Fruttero e Lucentini

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