GLI UNICI INDIANI BUONI Stephen Graham Jones

GLI UNICI INDIANI BUONI, di Stephen Graham Jones (Fazi – maggio 2023)

“Il solo indiano buono che conosco è l’indiano morto”. Così esordì al Congresso nel 1869 il deputato James M.

Questa orrenda affermazione probabilmente è stata da spunto per il titolo di questo incredibile romanzo di formazione horror che ha come protagonisti un gruppo di giovani della tribù de I piedi Neri.

Stephen Graham Jones è infatti egli stesso discendente di questa tribù ed è considerato uno dei maggiori e più visionari scrittori di Horror degli Stati Uniti.

Non a caso questo libro ha avuto commenti estremamente positivi dal nostro amato zio Stephen.

“Elettrizzante, colto, spaventoso, avvolgente. Bonus:la più terrificante partita di basket della storia.”

Stephen King

Il romanzo ci porta nelle vite di quattro giovani indiani cresciuti nella stessa riserva che a distanza di dieci anni da una orrenda battuta di caccia in un luogo considerato sacro dalla tribù dovranno fare i conti con la loro coscienza ma soprattutto con la vendetta della natura.

Gli unici indiani buoni contiene pagine estremamente fastidiose, soprattutto per chi come me non si nutre di animali, ma vi assicuro che ogni riga, ogni colpo di fucile, ogni inseguimento è funzionale al racconto e strumentale alla condanna di comportamenti ormai senza senso che l’uomo ha perpetrato contro la natura e le sue creature.

Di grande valore sociale è anche il recupero di tradizioni indiane ormai dimenticate. Si percepisce forte infatti il profondo orgoglio per una appartenenza ad una popolazione che per anni è stata sistematicamente vessata, torturata e sterminata .

Non a caso in una intervista l’autore racconta che la battuta di caccia orribile che inventa per questo romanzo vuole ricordare la strage avvenuta contro i Piedi Neri nel 1870 da parte dell’esercito americano.

Da ciò è facile capire come Gli unici indiani buoni sia un libro che con una complessità emotiva rara, una capacità descrittiva fuori dal comune e una maestria narrativa senza pari, lancia messaggi importanti e scatena infinite riflessioni.

Ci ricorda che la catena della violenza può non avere fine e che molto spesso esiste una oscena piramide di violenza che ha all’apice un carnefice senza antagonisti cui segue a scendere, la prima delle vittime che diventa a sua volta carnefice per chi è nel gradino appena successivo.

Un monito che, oggi come mai prima, dovremmo sempre tenere a mente.

Recensione di Annachiara Falchetti

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