ELRIC. LA SAGA Michael Moorcock

:lric La saga

ELRIC. LA SAGA, di Michael Moorcock

Un volume davvero straordinario quello che il generoso Babbo Natale 2019 ha portato a mia mamma: l’intera saga in un unico libro, con copertina rigida riccamente elaborata e illustrazioni sia a colori che in bianco e nero al suo interno. Bello da vedere, piacevole da sfogliare nonostante la mole: Elric è un romanzo che ho iniziato a metà gennaio e che ho terminato ai primi di aprile, interrompendo di tanto in tanto la lettura per dedicarmi anche ad altri autori.

Elric è un personaggio particolare, ossessionato dalla conoscenza e, come Ulisse, la conoscenza lo terrà lontano dalla sua terra per lungo tempo.

E’ un personaggio guidato più dai tormenti che dai sentimenti, per quanto quei pochi che riesce a provare siano estremi e radicati in lui.

ELRIC. LA SAGA, di Michael Moorcock

Elric è il sovrano oscuro di una patria in declino, l’ultimo imperatore di Melnibonè: isola splendida, un tempo potentissima e ora semplicemente ricca, culla della stregoneria più antica, base strategica di flotte navali non solo efficientissime in battaglia ma anche eleganti, fulcro di fruttuosi commerci.

Melnibonè fu millenaria capitale del fulgido impero ma, ai tempi di Elric, della potenza di quella patria è rimasto poco più del ricordo. La fama dell’isola incute ancora timore per la sua innata crudeltà e rispetto per le sue ricchezze e conoscenze. Elric siede sul trono di rubino ma è un sovrano diverso da quelli che lo hanno preceduto: è nato difettoso, affetto da perenne debolezza e albinismo. Si mantiene in vita con l’uso di droghe e stregonerie, ma è il tormento, più che la sua salute cagionevole, ad offuscare la sua capacità di governare.

 

E il tormento alberga nella sua mente, perché Elric è pieno di dubbi esistenziali e non si capacita dell’insensatezza dell’esistenza umana.

Ha ben pochi piaceri nella vita, e trova sollievo solo tra le braccia dell’amata cugina Cymoril e tra le pagine dei più antichi testi di Melnibonè. Tormentato dalla sensazione di avere un ruolo nel mondo ma dal terribile sospetto che niente di quello che lo attende sia di suo gradimento, Elric affronterà molte battaglie e quasi tutte lontane dalla sua Melnibonè.

Fin dalle primissime righe è evidente che il futuro di Elric è funesto quanto quello del suo popolo. Chi inizia questa saga sa già che ad attenderlo ci sono quasi 900 pagine in cui si narreranno indicibili perdite più che eclatanti vittorie, vendette sanguinose e pochissimo perdono, amori malati più che sentimenti di fedeltà. E’ un libro carico di amarezza sebbene Elric ceda alla rassegnazione solo raramente.

 

Elric è un personaggio con cui non ho saputo empatizzare: per centinaia di pagine l’ho seguito ma mentre lui sembrava convinto di cercare un significato alla sua esistenza io lo vedevo allontanarsi e quasi fuggire da tutto ciò che avrebbe potuto diventare qualcosa di significativo per lui. Nelle sue battaglie non cerca giustizia ma solo vendetta, nei suoi viaggi non cerca di imparare le altrui culture ma di sfruttare nuove conoscenze. La sua forza, privato delle droghe di Melnibonè, verrà da una spada infernale forgiata dalle forze del Caos: Tenebrosa, che non si limita a dilaniare le sue vittime ma ne risucchia le anime consegnandole a un’eterna agonia al servizio del braccio di Elric. Ed è forse Tenebrosa l’unica compagna per cui Elric prova dei veri sentimenti, sebbene contrastanti. E’ un uomo fortunato, ricco di carisma e nonostante la sua natura quasi crudele incontra molti copagni fedeli lungo la sua strada, e molti di loro lo aiuteranno fino alla fine sebbene consapevoli del destino buio di Elric e di chi lo affianca. Ma Elric non sa fare tesoro della sua fortuna, egli si abbandona alla sua dipendenza da Tenebrisa e ai suoi tormenti esistenziali. Niente conta di più per lui: vuole un ruolo nel mondo, un destino alla sua portata ma forgiato dalla sua volontà anziché da quella dei Signori della Legge e del Caos. Vuole troppe cose che non può avere, e disprezza le molte prelibatezze che la vita gli avrebbe immeritatamente concesso. Non provo grande stima per quest’uomo, ammiro di più la tenacia e la cieca fedeltà dei suoi compagni d’avventura che valgono più di ogni tesoro. Non apprezzo particolarmente nemmeno le sue donne: estasiate dall’ombra dei suoi tormenti e dalla sua altezzosa intelligenza, si buttano ai piedi di un uomo che vale meno dei suoi soldati.

 

Confesso di aver dovuto interrompere la lettura della prima metà della saga per leggere altri romanzi: la storia di Elric non mi rapiva. La struttura delle sue vicende mi sembrava troppo ripetitiva: pericolo, viaggio, battaglia, fine imminente della vita di Elric, sopravvivenza con intervento di stregoneria/dèi/personaggi più o meno divini. E così per almeno 3 libri.

La seconda metà mi ha coinvolto molto di più e l’ho letta senza interruzioni, pur sapendo che una storia come quella di Elric non mi avrebbe concesso il lusso di un finale ricco di speranza per il futuro del suo mondo e dei suoi abitanti.

L’universo colorato e variegato creato da Moorcock è molto più epico del suo protagonista: i popoli, le terre, le usanze e le leggende che vivono in questa saga mi sono piaciute e sono tra gli elementi che mi hanno fatto proseguire la lettura con convinzione.

Nonostante sia una storia degli anni 70, la lettura scorre veloce: non è una lettura stilisticamente complessa né pesante e non serve una laurea per superare il primo livello di lettura.

Elric è una vera e propria icona del fantasy e il mio non apprezzarlo come personaggio (ma lo apprezzo come saga) probabilmente è figlio della mia ignoranza.

 

Ho apprezzato la storia, ho seguito le battaglie, ma non ho compreso Elric, non sono riuscita ad accettare le sue motivazioni che a me sono parse scuse insensate. Ho visto in lui la fervida volontà di essere infelice, l’incapacità di accettare e accogliere la pace, di godere della frivolezza. Ho visto in lui un uomo che forse non voleva essere un eroe, ma sicuramente voleva essere qualcosa di diverso da quello che era, senza però sapere davvero cosa. Un uomo alla fine ucciso non dal suo fato, non dai Signori del Caos e della Legge, non da una spada infernale, ma dai tormenti inseguiti con caparbietà. Eppure i suoi compagni di avventura cercano numerose volte di aprirgli gli occhi, lo avvertono arrivando anche a implorarlo. Ma Elric non ha orecchie per nessuno che pesti la sua stessa terra. Prosegue per la sua strada e, nonostante sia certo di provare sofferenza, preferisce calpestare i cadaveri delle sue donne e dei suoi compagni anziché fermarsi per godere delle sue conquiste e del favore che la vita gli ha concesso e a cui lui risulta cieco.

E’ stato un viaggio tormentato anche per me, quindi, ma quando una saga ti tormenta e ti smuove un sentimento, allora funziona. Elric non mi ha mai infastidito con il suo agire: mi ha incollerita, sdegnata, frustrata, ma mai infastidito.

E’ stato un viaggio, e da Elric ho imparato come NON fare tante cose, quali cose NON inseguire, quali mezzi NON cercare.

Ho imparato cose, e questo mi basta per dire grazie a Elric.

Recensione di Giulia Baroni

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