DONNE CHE PARLANO Miriam Towes

DONNE CHE PARLANO Miriam Towes

DONNE CHE PARLANO, di Miriam Towes (Marcos y Marcos)

È di sole 253 pagine, ma vi assicuro che pesa come un macigno sullo stomaco, toglie il fiato!
Tra fatti reali e libera ispirazione, Miriam Towes ha costruito un romanzo che trasporta il lettore in una spirale claustrofobica.

DONNE CHE PARLANO Miriam Towes recensioni Libri e news UnLibroNella colonia di Molotoschna, luogo di invenzione della scrittrice, otto donne si ritrovano in un fienile. Sono donne che parlano, lo fanno tra di loro, dove posso esprimersi liberamente ed essere ascoltate.

Hanno 48 ore per decidere cosa fare, hanno 48 ore prima che gli uomini che sono stati scortati in prigione, (per la tutela di loro stessi si intende e non perché ancora considerati colpevoli), per avere narcotizzato, stuprato e picchiato ripetutamente per 5 anni più di 300 ragazze e donne della colonia, vengano liberati e tornino alle loro case.

Sono fratelli, zii, cugini di queste donne. Per gli abusi subiti alcune di loro sono morte, alcune sono rimaste incinta, alcune, come la piccola Miep di soli tre anni che, abusata più volte “non sa perché ha male in certe parti del suo corpicino, né sa di avere una malattia sessualmente trasmissibile” e non saprà mai che il pastore della colonia “ha negato assistenza medica a una bambina che ha tre anni perché il medico avrebbe pettegolato sulla colonia e la gente sarebbe venuta a conoscenza degli stupri.”

Se sei donna e ti fanno male, ti picchiano o sei violata cerchi di proteggerti scappando dal tuo aggressore (anche se purtroppo non sempre questo avviene nemmeno nella normale realtà). Ma se sei una donna menonita dove vai?

“Siamo donne senza voce..fuori dal tempo e dallo spazio, non parliamo nemmeno la lingua del paese in cui viviamo. Siamo menonite senza una patria. Non abbiamo niente a cui tornare, a Molotoschna perfino le bestie sono più tutelate di noi. Tutto quello che abbiamo sono i nostri sogni, per forza che siamo sognatrici.”

Per non parlare poi dei 15/20 figli al seguito di ognuna e dell’ignoranza dottrinale nella quale l’uomo le tiene in merito a cosa sia il sacrificio, il perdono e l’altruismo. Valori storpiati a piacimento dell’uomo dove Dio non c’entra nulla e il solo nominarlo o includerlo diventa una bestemmia. Sono donne che devono decidere se rimanere e perdonare, rimanere è fare finta di nulla o partire, che non è uno scappare, perché non sono topi ma esseri umani. Sono 253 pagine di donne che parlano, ascoltate da un unico uomo, un vero uomo, che piangerà con loro e per loro è che troverà in questo ruolo che gli è stato affidato, una ragione per riscoprire la vita.

La Towes sa di cosa sia la vita in una colonia menonita, in quanto lei stessa crebbe in una di queste comunità dalla quale scappò a 18 anni.

La realtà testimonia che

“tra il 2005 e il 2009 in Bolivia, in una remota colonia Menonita chiamata colonia di Manitoba…a molte ragazze e donne (circa 120) capitava di svegliarsi tutte doloranti e con un senso di sonnolenza, il corpo sanguinante e coperto di lividi per via delle violenze subite durante la notte. Le violenze erano imputate a fantasmi e demoni, secondo alcuni membri della comunità erano Dio e Satana a infliggere alle donne tali sofferenze come castigo per i loro peccati; molti accusavano le donne di mentire per attirare l’attenzione o per coprire l’adulterio; altri ancora credevano che fossero frutto della sfrenata immaginazione femminile…”

il male comune invece era uno solo : L’UOMO!

Da non perdere per la delicatezza e per quello che mi ha fatto provare.

Recensione di Mila Frazzoni

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