L’IDIOTA Fëdor Dostoevskij

L’IDIOTA, di Fëdor Dostoevskij (Mursia)

Leggendo questo romanzo di Dostoevskij, dopo averne letti diversi altri ad eccezione de “I Fratelli Karamazov”, all’inizio e poi fino ad un certo punto, mi ero fatto una convinzione poi rivelatasi sbagliata, quella di un romanzo, come dire, superfluo o troppo statico in alcune sue parti. Andando avanti nella lettura e solo a conclusione di quello che si potrebbe definire un’arco, il giudizio è cambiato e qualsiasi parte, sia essa statica o più dinamica, caratterizzazione o situazione, diventano interessanti non in sé e per sé, ma in quanto pennellate che delineano il quadro finale, che lo scrittore aveva già tracciato nella sua mente.

L’IDIOTA Fëdor Dostoevskij

E’ la storia di un uomo buono, in modo totale e senza accezioni, quasi un nuovo Cristo della nostra epoca, ma non il Cristo predicatore e miracolistico della Nuova Novella che viene sulla terra con un preciso scopo, ma un Cristo umano e disarmato che ha come unica “forza” la sua illimitata bontà. Di questo Principe Myškin, effetto da epilessia e da “idiozia””che, dopo aver trascorso parte della sua vita in Svizzera, fatto educare e curare dal suo protettore Pavliscev, alla morte di quest’ultimo, ritorna in Russia e, per definire la successione e, per trascorrere la sua vita in quella terra lasciata molti anni prima.

 

 

Proprio all’inizio del romanzo, durante quel breve viaggio in treno conoscerà uno dei due personaggi maledetti del romanzo, tale Parfën Rogožin, figlio di un ricco mercante, morto recentemente e sentirà parlare dell’altro personaggio maledetto, Nastas’ja Filippovna, orfana prima accudita e poi “disonorata” da Afanasij Ivanovič Tockij, amico del defunto padre di cui Rogozin è follemente innamorato.

Arrivato in Russia ha modo di incontrare e interagire sia con la famiglia Epancin di cui fanno parte il generale Epancin, le figlie Aleksandra, Adelaida e la più piccola, Aglaja, che ne subirà il fascino e se ne innamorerà in uno strano e indefinito rapporto e la moglie del generale, nonchè ultima lontana cugina rimastagli, Lizaveta Prokofievna Epancina sia con la cerchia di amici, parenti e conoscenti di quest’ultima.

 

 

Aristocratici decadenti quali il generale Ardalion Aleksandrovic Ivolgin e la sua famiglia (tra cui il figlio Gavrila Ardalionovič, dipendente del Generale Epancin, a cui vorrebbero far sposare la disonorata Nastas’ja in cambio di 75.000,00 rubli), di cui è ospite per un certo tempo; approfittatori di varia risma quali l’usuraio Ivan Petrovič Pticyn (ospite del generale Ivolgin e poi marito di sua figlia) e il funzionario Lebedev, già conosciuto anch’egli durante il viaggio in treno, intrallazzino di mille affari.

A questi si aggiungeranno altri personaggi e la storia scorrerà fino ad un epilogo drammatico. Al di là degli episodi che tralascio per rispetto di chi non lo ha letto, una breve nota. Si può riassumere il tutto in poche righe: la storia di un uomo insolitamente buono, straordinario, che entra in contatto con tanti personaggi, di diversa levatura e spessore, ma tutto sommato “ordinari”.

Personaggi che con i loro limiti, pur intuendo la superiorità del Principe non riusciranno a comprenderla veramente scambiandola spesso per stupidità o sintomo dell’idiozia.

 

 

La storia dell’uomo assolutamente buono che cerca in tutti i modi di salvare dal loro destino i due personaggi maledetti, Rogozin e Nastas’ja, forse gli unici che a loro modo sono riusciti a carpirne l’essenza, senza riuscirci e che trascineranno il benefattore verso un drammatico epilogo collettivo.

Sullo stile poco da dire: Dosto è un grande conoscitore dell’animo umano e rimane attuale proprio per la sua capacità di sollevare temi e conflitti validi in ogni tempo e dove. A chi non lo ha letto, lo consiglio, come tutti i romanzi di Dosto. A voi che avete già fatto questa esperienza chiedo un’opinione al riguardo.

Recensione di Giuseppe Antonelli

Commenta per primo

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.