UN INNO ALL’AMORE – L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA Gabriel García Márquez

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Márquez

…per una di quelle circostanze strane della vita, ho ritrovato un nome sulla mia strada, un nome che avevo lasciato diversi anni fa nelle pagine di un libro di Márquez, L’amore ai tempi del colera, il nome era, è quello di Fermina Daza, la protagonista del romanzo.

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Sul come abbia ritrovato questo nome non è tanto importante, certo per me lo è, ma quello che mi fa sorridere è che passiamo la vita sempre a recuperare un ritardo dal tempo, da ciò che accade e ciò che arriva poi veramente nelle nostre vite, siamo perennemente in ritardo od in anticipo rispetto al tempo, ci svegliamo ogni mattina per colmare questo ritardo dal tempo reale delle cose e qualche volta ci riusciamo, qualche volta no, e non sappiamo perché ma vivere il ritardo è poetico, quel posto dove tra la realtà e noi c’è un ritardo, è poetico.

 

 

E se c’è quell’angolo di vita, quello spicchio di esistenza nel quale siamo sincroni con il tempo, lo è senz’altro l’esperienza amorosa, l’amore. E’ uno di quei momenti dove la dissintonia dal tempo si azzera, in quel preciso istante siamo nello stesso tempo, stiamo nel tempo, un tempo di due persone, ovvio, ma è lo stesso identico tempo. Ed è un tempo di nessun altro, nessuno può capire il tempo di due ragazzi che si amano. Ed è proprio per colmare questa distanza tra quello che è reale e quello che ci accade che nascono la maggior parte delle narrazioni, dei romanzi…ed è lì dove c’è la meraviglia degli umani, lo spettacolo quotidiano della vita, sempre un po’ fuori dal tempo.

 

 

Per questo i romanzi servono a spiegarci come ridurre questa distanza ed il lieto fine è lo strumento per raggiungere questo equilibrio e loro, i romanzi, fanno questo movimento per noi e più di ogni altro genere, lo fanno le narrazioni che sono storie d’amore. Sono quegli spigoli dove non c’è più ritardo rispetto al tempo.

Fermina Daza e Florentino Ariza non li dimentichi, solo il loro nome basterebbe a giustificare un romanzo, e quello che succede alla loro storia è esattamente quello che spiega il verbo amare: meglio di qualsiasi altra storia, Márquez ci spiega come si azzera il ritardo dal tempo e come si può vivere lo stesso tempo quando si è in due. La loro storia è magia pura, solo lui la poteva scrivere: si incontrano giovanissimi, si innamorano ma ognuno prende la sua strada, Fermina si sposa, fedele al suo compagno e quando resta vedova, tac, solo allora, Florentino si ripresenta, inesorabile, lui era sempre stato lì, per cinquant’anni. E si amano, finalmente, su di un battello fluviale, dopo una vita a colmare la loro distanza, una vita ad allineare le uniche due cose che gli stavano a cuore al mondo, lui e lei, sono anziani e dolcissimi, è tutto un superlativo in Márquez, tutto destino, tutto per sempre, colori forti, tragedia, il suo Sudamerica.

 

 

E quando il tempo li sta di nuovo per separare e sente che di nuovo il tempo se ne andrà, ecco che Florentino trova il modo per tenerlo assieme a loro. Lo fa con una sola frase, ed in questa frase mette assieme tre tempi diversi (il passato, il presente, il futuro) ,due vite, ed un amore che ci insegna che è la vita, più che la morte, a non avere limiti. Ed è enunciato nel modo più chiaro il principio per cui noi crediamo che l’esperienza amorosa è il luogo in cui colmiamo la distanza dal tempo e viviamo il cuore del tempo, con una persona. Ed è qui che c’è la formulazione del principio, la migliore che abbia mai letto. In una riga ci sono quei tre tempi, quando lui ha iniziato ad amarla, lui che sta dicendo la frase, e per sempre.

Si può dire meglio cos’è amare? Non credo, quello di cui sono certo è che ognuno di noi ha la sua Fermina da amare, da qualche parte nella vita.

“Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni con le loro notti.
«Tutta la vita» disse.“

Recensione di Alessandro Musco

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