DEL SANGUE E DEL VINO Ettore Castagna

DEL SANGUE E DEL VINO Ettore Castagna Recensioni Libri e News

DEL SANGUE E DEL VINO, di Ettore Castagna (Rubbettino)

Sono anni che cercavo questo libro. Possibile? Sì, possibile. Quando lo cercavo io non era disponibile lui, quando era pronto lui non lo ero io. E mentre l’autore lo presentava dalle mie parti io ero da tutt’altra parte. Ci respingevamo a vicenda.

 

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In un giorno di agosto che stordiva le cicale l’ho avuto tra le mani. L’autore era di fretta, mi ha fatto una firma sghemba, una dedica onirica, si è fatto fare una bella foto e poi è andato via, perché era in ritardo su un’altra presentazione.

A me è rimasto questo libro, un libro magico, un libro forte. Un libro favoloso. Un libro del quale ho avuto paura. Una paura densa, come quella di essere costretti ad attraversare i binari mentre il treno sta arrivando. La paura di affrontare se stessi davanti a uno specchio.

 

 

Del sangue e del vino racconta la mia terra com’era secoli fa. Una manciata di paesi arroccati sulle montagne per paura delle invasioni turche. Paesi ora disabitati o poco popolati. Paesi abbandonati. Una natura aspra che pretende lavoro maledetto da uomini e bestie e regala il miracolo del silenzio, la musica del vento e il lamento dignitoso della fiumara.
In questa terra arrivano Dimitri e Agati, una giovane coppia in fuga dall’isola di Creta invasa dai Turchi. Sono scappati con quello che avevano addosso, più un oggetto caro per ciascuno. Greci in fuga dalla guerra approdano in una terra dove si parla la loro lingua, il greco di Calabria. Vengono accolti dagli abitanti del luogo, si fanno voler bene. Qui nasce la loro bambina, Caterina che possiede il dono del sogno, dell’amore e del dolore. La visione che genera vita. Il dolore che trasforma il destino. Il destino che si nutre di sangue e di vino.

 

 

Castagna impasta il suo racconto usando una lingua schietta e sincera. Una lingua che lascia aperta la porta della cantina, una lingua aromatizzata con termini dialettali, modi di dire e greco di Calabria, lingua conosciuta da pochi e amata dai glottologi. Una lingua generosa che disseta in una giornata di sole forte. Una lingua sicura che ci prende per mano per farci scoprire un luogo nuovo, senza smettere di raccontare. Racconto che è vino e che è sangue. Vino che disseta, sangue che genera.

Non credevo a quello che leggevo. Non credevo a quello che sentivo. La fiumara, il campanaccio delle pecore, le note della lira, i colpi laboriosi del telaio. Non ero in una stanza. Mi trovavo proprio nel punto in cui leggevo: nel fuoco, nel freddo, sul canto, dentro la musica.

 

 

Una storia bellissima, reale e magica. Ci sono voluti venti anni per scriverla. Una storia aspra e dolce, come il vino di certi catoi. Una storia che continua nel libro “Della Grecìa perduta”, attualmente in lettura.

Ettore Castagna è antropologo, musicista e scrittore. Insegna a Bergamo nella scuola pubblica e all’Università.
Per anni è stato il direttore artistico del Paleariza, festival di world music nei paesi della Calabria greca.

Recensione di Maria Natalia Iiriti

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