CUCCETTE PER SIGNORA Anita Nair 

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

CUCCETTE PER SIGNORA, di Anita Nair (Guanda)

 

I problemi ed i dubbi delle donne sono gli stessi, a qualunque razza, cultura o religione esse appartengano: ce lo racconta con estremo realismo Anita Nair, che fa incontrare sei signore di diversa età ed estrazione sociale su un treno notturno. Come ci spiega l’autrice, “Nella stazione ferroviaria di Bangalore, fino agli inizi del 1998, esisteva uno speciale sportello di biglietteria per «signore, anziani e portatori di handicap», così pure, sui treni notturni con scompartimenti riservati di seconda classe, esistevano le «cuccette per signora».” (Cit.). Ed è su una cuccetta che si rifugia Akhila, quarantacinquenne che porta da più di vent’anni sulle spalle il peso della propria famiglia dopo la morte del padre: con il suo lavoro ha permesso a fratelli e sorelle di sopravvivere, studiare, sposarsi, avere una loro vita.

Ma per lei non c’è mai stato spazio: lei è la sorella di, la zia di, la figlia di, non è mai riconosciuta come una donna con desideri e sogni. Finché un giorno l’incontro con una vecchia amica le apre gli occhi ed Akhila parte per il mare, sul treno notturno. Ognuna delle cinque compagne di viaggio racconta alla donna la sua vita ed ogni racconto è un mattone nella costruzione della nuova Akhila, finalmente libera.

Come dicevo in premessa, il libro è un ritratto senza tempo del ruolo delle donne, sottomesse e condannate ad esserlo da società maschilista in modo palese o nascosto. L’India è un Paese ed una cultura che non conosco ma devo ammettere che se epuro il racconto dalla religione e dalle ricette, la vita femminile è uguale ovunque: decidere di rompere gli schemi ed i progetti realizzati per una femmina comporta sempre il biasimo e difficilmente la nostra società è disponibile ad accettare con naturalezza una donna libera e soddisfatta di sé: siamo tenute sotto scacco con le pubblicità e gli esempi di donne belle, magre, giovani, madri perfette, lavoratrici a tempo pieno, mogli irreprensibili, fidanzate acquiescenti, amanti appassionate.

Ma a chi interessa veramente di noi, dei nostri sogni, del nostro essere, indipendentemente dai modelli scritti per noi dagli uomini? Che sia in India, in Italia, negli USA, in Gran Bretagna, nei Paesi africani la donna è sempre ciò che gli uomini vogliono, raramente ciò che lei desidera, ed anche chi prova a rompere il circolo vizioso si ritrova sempre a combattere con le aspettative altrui tradire ed un senso di colpa che la perseguiterà ogni giorno. “Akhila è quel tipo di donna. Fa quello che ci si aspetta da lei. Tutto il resto lo sogna. Perciò colleziona brandelli di speranza, come i bambini collezionano biglietti usati. La speranza, per lei, è intrappolata all’interno di desideri irrealizzati. E così questa è Akhila. Quarantacinque anni. Senza occhiali dalle lenti rosa. Senza un marito, dei figli, una casa e una famiglia. Che sogna di fughe e spazi liberi. Affamata di vita ed esperienza. Che muore dal desiderio di trovare una connessione.” (Cit.)

E’ libro scritto da una donna per le altre donne: è un libro che fa riflettere e che vi invito a leggere con attenzione, nonostante le apparenti diversità di cultura che potrebbero rendere noi lettrici occidentali prevenute. Abbiate il coraggio di scavare oltre le differenze e vedrete la nostra uguaglianza.

“Akhila fu improvvisamente colpita da una consapevolezza. Tutte quelle donne, pensò, tutte quelle donne – Janaki, Sheela e persino Margaret, che inalbera la propria autosufficienza come un’aureola – stanno cercando di dare un senso alla loro vita parlandone. E io che pensavo di essere l’unica a tentare di definire la mia vita. Hanno bisogno di giustificare i propri fallimenti tanto quanto me. E, scrutando il tessuto delle vite altrui, cercandovi all’interno un filo simile, che in qualche modo unisca le nostre vite, stiamo tentando di sentirci meno in colpa per ciò che siamo e per quello che siamo diventate.” (Cit.)

Recensione di Giulia Quinti

CUCCETTE PER SIGNORA Anita Nair

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