CROSSROADS Jonathan Franzen

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

CROSSROADS, di Jonathan Franzen (Einaudi – ottobre 2021)

 

Mancano pochi giorni al Natale, il pastore Hildebrandt è in giro per consegnare quanto ha raccolto nella sua parrocchia per gli abitanti di un quartiere degradato.

È proprio la famiglia Hildebrandt al centro di queste pagine: Russ e Marion con i loro quattro figli Clem, Becky, Perry e Judson.

Attenti però, se immaginate l’atmosfera Natalizia, i regali e il profumo di cannella che arriva dal forno… ecco, abbandonate l’idea.

Questo è il romanzo che non ti aspetti.

È la storia che potrebbe riassumersi con un “nulla è come sembra”, ognuno dei protagonisti ha infatti un lato oscuro sul quale sarà ben presto costretto a far luce.

La vicenda è ambientata sul finire degli anni ’70 e l’autore vuole mettere a nudo la profonda crisi attraversata dal mondo borghese, la crisi della famiglia focalizzando l’attenzione sul vuoto che i giovani hanno attorno a sé.

Un romanzo molto intenso nel quale i personaggi sono sapientemente delineati, nel quale l’indagine psicologica è profonda e ben condotta, un libro nel quale si possono trovare spunti per un viaggio introspettivo e magari un’ occasione di crescita.

Quando Marion e Russ si sono incontrati, il loro matrimonio ha rappresentato per ciascuno una seconda occasione, la possibilità di ricominciare, poi quattro figli si sono aggiunti alla loro vita.

Gli anni sono volati via veloci, i figli sono cresciuti e la quotidianità li ha inghiottiti nei suoi gorghi facendo loro perdere l’orizzonte, facendo inceppare quello che – almeno inizialmente – era un meccanismo ben funzionante.

La vita non è mai facile, ma Marion e Russ sono chiamati a fare i conti con difficoltà enormi…

Ben presto arriva il momento della resa dei conti, ognuno è chiamato a venire allo scoperto, a confrontarsi con una realtà troppo a lungo ignorata.

La lettura è piacevolissima; la scrittura è essenziale e molto coinvolgente.

Interessante l’impianto narrativo, si ha la sensazione di guardare in un caleidoscopio: in ogni capitolo la narrazione è affidata ad uno dei protagonisti, quindi cambia la prospettiva stessa del racconto: uno stesso fatto assume più sfumature e chi legge ha una visione d’insieme variegata e ricca.

Concludo riportando una frase che mi ha molto colpito.

Marion durante un viaggio legge un romanzo che ha comprato all’ultimo minuto all’edicola dell’aeroporto e, a proposito della lettura ci regala questa riflessione:

“ Il sogno di un romanzo era più resistente di altri tipi di sogno. Si poteva interromperlo a metà di una frase e risaltarci dentro quando si voleva.”

Questa immagine mi è piaciuta molto: non mi è mai riuscito di continuare un sogno interrotto ma, un buon libro, mi ha regalato ogni volta questa possibilità.

Recensione di Gabriella Calvi

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