COSTRETTA AL SILENZIO Linda Castillo

COSTRETTA AL SILENZIO, di Linda Castillo (Fanucci editore)

Da gennaio la mia lettura principale riguarda la saga degli anni ’70 Elric di Melnibonè ma, nonostante il mio iniziale entusiasmo, quelle 1000 pagine non mi hanno del tutto rapita. Ogni tanto quindi interrompo Elric per dedicarmi a qualcosa che mi coinvolga maggiormente. Prime reading è il mio mercato principale di approvvigionamento e ho scelto il romanzo Costretta al silenzio di Linda Castillo. Il genere è quello che maggiormente mi attrae ma anche quello che mi ha regalato le più cocente delusioni: dalla Lackerg a Wulf Dorn passando per decine di nomi che ho ormai rimosso.

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Ma la signora Castillo non mi ha delusa. Costretta al silenzio è un thriller che regge la suspense senza cedere troppo a vergognosi deus ex machina da sempre al servizio dei colpi di scena. Strizza l’occhio ai principali clichè del genere soprattutto per quanto riguarda i personaggi, ma lo fa con uno stile che ne stempera a sufficienza la presenza.

La protagonista della storia è Kate, capo della polizia di una piccola e pacifica cittadina dell’Ohio. Nata e cresciuta nella comunità amish, Kate abbandona la famiglia poco dopo un evento traumatico avvenuto all’età di 14 anni ma di cui non ha mai parlato con nessuno. Gli unici a conoscere il suo segreto sono i genitori, entrambi defunti, e i fratelli rimasti a vivere nella comunità amish.

 

La carriera di Kate procede bene, e dopo qualche anno di esperienza nella squadra omicidi di Columbus, Kate accetta di andare al comando della polizia locale di Painters Mill, dove è nata.

Le piace il suo lavoro, è soddisfatta dei colleghi e conserva un buon ricordo di Painters Mill: l’unica fonte di preoccupazione della donna è il suo segreto. La routine di Kate prosegue regolarmente, finchè tra gli abitanti torna a serpeggiare un incubo che già avevano affrontato 16 anni prima: un serial killer. Kate ricorda bene Il Macellaio, l’uomo mai arrestato che già negli anni ’90 violentò, torturò e uccise alcune giovani ragazze di Painters Mill, e quando viene alla luce una nuova vittima, anche il segreto di Kate potrebbe rispuntare portando nuove rivelazioni sul caso e nella sua vita.

 

Il romanzo è piuttosto crudo nella descrizione delle vittime e delle torture subite e forse l’autrice ha calcato un po’ la mano anche sulla reazione dei personaggi coinvolti, ma senza dubbio la partecipazione emotiva dei protagonisti agli avvenimenti del caso è uno degli strumenti più utilizzati nei thriller. Lo stile, scorrevole e semplice, rende la lettura fluida. Non sono un’amante delle descrizioni né dei paesaggi, e l’inverno bianco e freddo dell’Ohio consente all’autrice di puntare più sull’azione e sull’interazione dei personaggi che non sul contesto geografico.

 

Ho apprezzato la presenza solo superficiale e tardiva di un coinvolgimento sentimentale tra due personaggi, che ha lasciato il faro puntato sulla suspanse ma ha comunque concesso una certa tregua dalla crudeltà degli omicidi. Qualche deus ex machina c’è ma è sostanzialmente irrilevante ai fini della trama: sono strumento più che altro utile alla connotazione emotiva di Kate e del coprotagonista Tomasetti, e quindi funzionali al romanzo ma non decisivi per la soluzione del caso, che si srotola sulle tracce del serial killer attraverso una vera e propria indagine, seppur ritmata da una buona dose di azione, senza contare su inaccettabili colpi di fortuna e assurde coincidenze che fanno di un thriller un romanzo spazzatura.

Recensione di Giulia Baroni

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