COLAZIONE DA TIFFANY Truman Capote

COLAZIONE DA TIFFANY, di Truman Capote

(attenzione, eventuali spoiler)

Per anni mi sono tenuta alla larga da “Colazione da Tiffany” di Truman Capote credendo che si trattasse di un romanzo sentimentale in linea con la commedia romantica interpretata da Audrey Hepburn e George Peppard. Nulla di più sbagliato.

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Un po’ ne voglio ad Hollywood per aver snaturato ed edulcorato così una piccola perla della letteratura americana. Le situazioni si ritrovano, ma in chiave molto rivisitata. Nell’America puritana e perbenista degli anni Sessanta non potevano avere spazio una geisha bi-curiosa e sessualmente emancipata e uno scrittore velatamente omosessuale. Qualsiasi accenno ad una possibile deviazione viene cancellato nel film. Tutti diventano eterosessuali. Sulla mascolinità dello scrittore si insiste particolarmente, dandogli persino un’amante danarosa, per evitare facili parellelismi con Truman Capote, apertamente gay. Il personaggio di Holly esce parecchio diluito dalla trasposizione cinematografica, anche a livello caratteriale: alla fine si ha solo una ragazza un po’ originale, estroversa, ingenua, sognatrice, e naturalmente di intatta virtù. Sfido chiunque a trovare un elemento moralmente riprovevole nella Holly dell’indimenticabile Audrey Hepburn che è la grazia, la leggiadria e la distinzione fatta persona.

Nel romanzo, la storia è narrata in un lungo flash-back dallo scrittore, vicino di casa di Holly Golightly, con il quale la ragazza simpatizza e crea un legame speciale e profondo, seppur non romantico.

Holly newyorkese d’adozione, ma texana d’origine, ha una naturale eleganza, è frivola, stravagante, anticonformista e un po’ cinica. Nei primi anni Quaranta, fa da accompagnatrice ad uomini facoltosi, anche malavitosi, ricevendo per questo cospicui compensi. Se le va, ad alcuni concede anche i suoi favori. Al contempo cerca il suo posto nel mondo, un posto a cui senta davvero di appartenere. Holly è un personaggio irrequieto, indomito, in transito. Al barista, parlando dell’ex marito che aveva abbandonato, dice:

“Non si innamori mai di una creatura selvatica, signor Bell. È stato questo l’errore di Doc. Portava a casa sempre animali selvatici. Un falco con un’ala ferita. Una volta fu un gatto selvatico adulto con una zampa rotta. Ma non puoi dare il tuo cuore ad una creatura selvatica: più lo fai, più forti diventano. Fino a quando sono diventate tanto forti da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi in cielo. Ecco come finirà, signor Bell. Se si permette di amare una creatura selvatica, finirà per guardare il cielo.”

Questa è l’essenza di Holly Golightly, che il finale del film ignora bellamente, dando ad intendere che alla fine quelle di Holly fossero solo delle bizzarrie momentanee, delle fantasie da ragazza immatura, e che la felicità risiedesse anche per lei in qualcosa di tradizionale come due cuori e una capanna (e un gatto).

Il finale del romanzo, che non sto a raccontare, è più realistico, significativo e in linea con la filosofia di vita di Holly.

Scrittura magnifica. Lettura consigliata.

Recensione di Flavia Bor
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