BASTA CON IL POLITICAMENTE CORRETTO: IL PRIMO CADAVERE Angela Marsons

BASTA CON IL POLITICAMENTE CORRETTO: IL PRIMO CADAVERE, di Angela Marsons

Era il secondo nella pila alta mezzo metro di libri in attesa, a me lo sono “fumato” in una giornata scarsa.

Come al solito la Marsons è una garanzia, e quindi la sintesi è che mi è piaciuto molto.

Il primo cadavere
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Entrando un po’ più nel dettaglio, il romanzo, che è un classico thriller, dura circa 370 pagine scritte nella classica terza persona al passato remoto dal narratore onnisciente, ed è divisa in capitoli abbastanza brevi.

Lo stile è veloce, pulito, con i fronzoli strettamente indispensabili al proseguo della storia, molto diretto, e il personaggio di Kim Stone, la protagonista, diventa subito vivo e risulta molto simpatico, anche se lei, di suo, non faccia granché per farlo. È la sua caratteristica, peraltro, quella di avere un comportamento e un atteggiamento generale che non è particolarmente politicamente corretto.

Sul fronte “politicamente corretto”, valgono però i soliti limiti del 95% della letteratura contemporanea: arrivano vicini al limite, lo testano, fanno timidi tentativi di oltrepassarlo, quel tanto che basta per sembrare trasgressivi, ma poi, alla prova dei fatti, restano conformi al dogma. Sempre il solito “vorrei ma non posso”. Quindi, ci sarebbe lo spazio per poter far spiccare ancor di più il libro, ma il “non mi oso” impera. Personalmente ritengo che il “politicamente corretto” sia la causa primaria del decadimento culturale cui stiamo assistendo.

Tornando sul punto, rispetto alla saga nata qualche anno fa con “Urla nel silenzio”, e proseguita poi con “Il gioco del male”, “La ragazza scomparsa”, “Una morte perfetta”, “Linea di sangue” e, per ora, “Le verità sepolte” (ma ve ne sono almeno altri 5 in attesa di traduzione), questo episodio in realtà è un prequel e quindi, diegeticamente andrebbe letto per primo. Poi, in quanto tale si può leggere in un momento qualsiasi, ma se uno sta iniziando senza avere alcun precedente, partire da questo rende lo sviluppo dei personaggi molto più interessante.

Quale che sia l’ordine di lettura, la storia narra di come Kim Stone sia diventata il capo della squadra di investigazione che sarebbe dovuta durare come un gatto in tangenziale, ed invece si è sviluppata e consolidata nel tempo, facendosi apprezzare dai lettori. Diciamo che lo scopo (non troppo) nascosto è il porre una “pezza” alla mancanza di approfondimento dei singoli personaggi che si è sempre vista (ma senza troppo male addurre) nel corso dei vari libri, ma la mette talmente bene che la storia, anche se non particolarmente complicata, risulta molto ben confezionata e tutto l’impianto regge alla grande.

Come qualsiasi altro libro della Marsons, una lettura gradevole, non troppo impegnativa, ma comunque valida. Ottimo, per chi non ha mai letto nulla di suo, per iniziare la saga nel migliore dei modi, ma “acconcio alla bisogna” anche per chi ha già dei precedenti contatti col personaggio.

Recensione di Mitia Bertani

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