CIÒ CHE DIO UNISCE Sacha Naspini

CIÒ CHE DIO UNISCE, di Sacha Naspini

Michele e Marta convolano a nozze.

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Lui, straricco, lavora nell’azienda di famiglia.
Lei, di estrazione operaia, si ritrova con una villa che porta il suo nome e la promessa di una vita da sogno.
Innamorati e felici, i ragazzi ripercorrono il proprio passato nei momenti immediatamente precedenti la cerimonia: lui mentre attende la futura sposa all’altare; lei mentre la stanno rendendo divina al trucco.
Poi finalmente uniti.

Tutto appare perfetto. Di più, invidiabile.
La loro vita insieme sta per avere inizio in una splendida dimora… ma la prima notte riserva loro qualcosa di inatteso e inimmaginabile…

 

 

Qualcuno si è divertito a inscenare una caccia al tesoro e quello che sembra essere un gioco innocente, si trasforma ben presto per i neo sposi in un banco di prova dai risvolti inquietanti.

Sacha Naspini è bravo.
È davvero bravo. Ha la capacità di tenerti incollato fino all’ultima pagina, e che il libro ti piaccia o meno passa in secondo piano: in ogni caso, devi continuare a leggere perché sei finito nel turbine degli eventi, nel groviglio di sentimenti maledetti che ti attraggono come una calamita e che speri possano essere redenti da un lieto fine.

Qui la storia, raccontata in prima persona in modo alternato dai protagonisti, è portata all’estremo e poco verosimile nel finale.

La parte “preparatoria” prima che la narrazione decolli è, forse, un po’ lunga. Il linguaggio è fin troppo esplicito, a tratti urtante per quanto è osceno.

 

 

Ma nei libri di Naspini niente sembra lasciato al caso.
E mentre scorri le righe, impaziente e più di una volta turbato, non puoi fare a meno di riconoscere e sentire il peso di certe verità universali scomode, messe a nudo senza pietà e senza sconti.

Si vorrebbe poter fare appello a un’interpretazione diversa, magari edulcorata, dei contenuti sbattuti in faccia dall’autore e sui quali siamo chiamati a riflettere, ma Naspini non lo consente.

Si può solo prendere o lasciare.
E con Naspini non lasci, neanche se non ti affezioni.

Recensione di Laura Pancini

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