CARNE E SANGUE Michael Cunningham

CARNE E SANGUE, di Michael Cunningham (La nave di Teseo – luglio 2022)

Tanto “Le Ore” è un romanzo delicato e originale, quanto “Carne e sangue” spalanca la porta su sentimenti e relazioni forti, talvolta abietti, corrotti, comunque potenti.

Narra la storia della famiglia di Constantine Stassos che, partito poverissimo, ancora bambino, dalla Grecia, dove coltivava un piccolo orto e trasportava la terra con la bocca, perché il padre non lo scoprisse a trafugare il terriccio più fertile, arriva negli Stati Uniti e realizza il suo sogno, il sogno di molti: lavorare duro e arricchirsi. Constantine ce la fa, incontra una giovane di origini italiane, la sposa, hanno tre figli, all’inizio sono poveri, ma poi… BOOM! La famiglia può permettersi qualsiasi cosa: una casa lussuosa, belle auto, università prestigiose, insomma un benessere dilagante. Eppure… i libri sono sempre specchio della realtà per la banalissima ragione che sono scritti da essere umani. Dietro la perfetta apparenza di una famiglia ricca e realizzata si celano voragini.

Anche se Mary si ostina a preparare torte e belle tavole, il marito prova un amore inarginabile per la figlia più grande, Susan, che, incapace di ribellarsi al desiderio malato del genitore, si lascia baciare sulla bocca e porterà le cicatrici di quei baci sbagliati per sempre con sé… e così sposerà Todd, con cui (forse) avrà un figlio, mentre Constantin e Mary si allontaneranno sempre di più, lui perso tra le carni sovrabbondanti di una segretaria, Mary sempre più ripiegata sull’adorazione per l’unico figlio maschio, Billy, maltrattato dal padre, ragazzo intelligente, sensibile ma solo, fino a quando non dichiarerà la propria omosessualità, sfidando la rigidità e lo sprezzo paterni. E poi c’è la più piccola della famiglia, Zoe, che sogna di vivere in mezzo alla natura, ma dovrà trasferire quel desiderio di libertà altrove, dovrà declinarlo in frequentazioni promiscue, in lavori saltuari, nella nascita di un figlio che le cambierà la vita… Non finisce qui. Le storie sono ancora tante, quella del figlio di Susan, quella del figlio di Zoe, quella di Billy (ma che tutti poi chiameranno Will) e del suo Harry, quella di Cassandra, amica/o di Zoe, che la accudirà nella malattia. Insomma, ci sono ben cento anni di storia da dipanare e Cunningham lo fa in modo magistrale.

Solo altre due considerazioni. Come sempre, mi chiedo il perché del titolo. “Carne” credo evochi il desiderio, manifesto o represso, dei vari personaggi, pulsioni talvolta assolutamente sane, ma talaltra sbagliate, inconfessabili o semplicemente sconvenienti per la comune morale. “Sangue” rimanda ai legami di famiglia, che possono apparire saldi, ma capita si disfino a dispetto di chi instancabilmente lavora per un’apparente felicità.

Oltre a tutto quanto ho scritto, mentre leggevo continuavo a pensare alla rassegnazione, che penso l’autore abbia cercato di suggerire vada comunque scongiurata: la rassegnazione di una moglie che conosce i tradimenti del marito e decide di allontanarsene, la rassegnazione di un marito stanco di una moglie forse poco accogliente e che decide di risposarsi, la rassegnazione di una donna che desidera a tutti i costi un figlio e riuscirà nel suo intento, la rassegnazione di chi non accetta una sessualità diversa ma poi si scopre felice con l’uomo della sua vita …. Rassegnarsi è morire. Vivere è tutta un’altra cosa.

Buona lettura

Recensione di Flavia Mottola

CARNE E SANGUE Michael Cunningham

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