AUTO DA FÉ Elias Canetti

Einaudi
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AUTO DA FÉ, di Elias Canetti

Ci sono libri che ti regalano una storia; libri che ti regalano ore di relax; ci sono libri che rappresentano una vera esperienza.

Questo romanzo unico del Nobel Canetti è sicuramente fra questi ultimi.

Per me è stata una vera e propria sfida…mi ha tenuta in stallo per due mesi ma sono riuscita a terminarlo e sono contenta di averlo fatto.

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È stato davvero difficile non farmi disarcionare dalla fantasia galoppante dell’autore, ho faticato a trovare un senso ad una storia a tratti strampalata e surreale.

L’autore fin dalle prime pagine ti prende per mano e ti porta altrove, in un mondo altro dove nulla obbedisce alle leggi della nostra quotidianità, in un mondo in cui tutto è andato in pezzi.

Canetti ci costringe ad osservare da una diversa prospettiva il mondo nel quale spendiamo le nostre esistenze e credo sia proprio questa visione lucida e disincantata a darci le vertigini.

L’autore trova il coraggio di raccontare la frammentazione delle nostre vite, la nostra incapacità di comunicare, la solitudine che riempie i nostri giorni, i nostri silenzi pieni di parole.

Ritrae personaggi che vivono la stessa storia ma sembrano non accorgersene, pur condividendo la quotidianità e l’intimità familiare vivono giorni diversi.

Il risultato è un unicum caotico e claustrofobico.

Canetti crea personaggi estremi, atmosfere deliranti a tratti esilaranti, a tratti soffocanti.

La storia è ambientata a VIenna presumibilmente nel periodo dal 1921 al1927.

Incontrato Kien (sinologo di smisurata cultura), entrati in punta di piedi nella sua biblioteca, fatta conoscenza con la gonna blu inamidata di sua moglie si entra in un vortice, la realtà scompare lasciando il posto a mondi paralleli disgiunti, uomini e donne che parlano e non si comprendono, azioni e reazioni che non si corrispondono.

SI ha la sensazione di guardare in un caleidoscopio dove frammenti si compongono e ricompongono in un ordine sempre nuovo, diverso e casuale.

Mi sono rincuorata leggendo che Thomas Mann, in un primo momento aveva dichiarato «che le sue forze non erano sufficienti per l’impresa» della lettura dell’opera e che Suhrkamp aveva dichiarato una vera e propria avversione per il libro.

Dopo anni Canetti trovò un editore, ebbe le gratificazioni che aspettava da tempo nella convinzione che proprio le difficoltà iniziali avevano rafforzato: il libro sarebbe sopravvissuto nel tempo.

Così è stato, a novant’anni di distanza siamo ancora a leggerlo e a parlarne.

Interessante e soprattutto illuminante, per me, la nota finale scritta dall’autore.

Recensione di Gabriella Calvi

AUTO DA FÉ, di Elias Canetti

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