AMULETO Roberto Bolano

Amuleto R. Bolano

AMULETO, di Roberto Bolano

“… così è la storia: un breve racconto del terrore”

L’archivio di Raiplay mi offre questo audiolibro. Bene, io non ho mai letto niente di Bolano, perché non cominciare? E poi sono anni che non leggo più un autore sudamericano, mi avevano un po’ stancata però non mi dispiace tornare un po’ tra le loro braccia intense.
Allora, che dire di Bolano e di Amuleto?

Beh, Bolano è un sudamericano, niente da dire. Di più, è un cileno, e non saprei spiegare esattamente perché ma sono convinta che i cileni abbiano delle peculiarità tutte proprie. Ho trovato una scrittura fortemente metaforica, simbolica, che però non credo si possa ricondurre direttamente al realismo magico. Parlerei piuttosto di realismo onirico, imbevuto sì di carattere sudamericano ma soprattutto del senso della storia tipico di quel continente, violentemente segnato dal senso del tragico dettato dagli eventi del secolo scorso. E immagino che un cileno (peraltro incarcerato durante il regime di Pinochet), come dire, abbia una certa familiarità con tutto ciò che è violentemente tragico (non è l’unico, purtroppo. Ma, insomma, ha qualcosa da dire al riguardo).

Nelle sue prime righe Amuleto si presenta come un giallo, un noir, addirittura un racconto del terrore. In effetti è proprio così: solo che l’assassino non è un singolo essere umano e non lo è esattamente neanche la vittima. Bolano ragiona per collettività, non per singolarità.

Una protagonista però questo romanzo breve ce l’ha: è Auxilio Lacouture, uruguaiana trapiantata in Messico, che resta chiusa nei bagni del quarto piano della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Città del Messico il giorno del 1968 in cui le forze armate messicane sgomberano con la forza l’ateneo uccidendo e arrestando i suoi occupanti. Auxilio rimane chiusa in quei bagni per il resto della sua vita e da lì ci racconta la sua storia, quella dei Giovani Poeti Messicani e quella dell’intero Sud America.

“… o mi alzavo dalla sedia e me ne andavo senza pagare. Perché io non pagavo mai, o quasi mai. Io ero quella che vedeva il passato, e quelle che vedono il passato non pagano mai. Vedevo anche il futuro, e quelle invece pagano, un prezzo elevato: a volte il prezzo è la vita, o l’equilibrio mentale, e secondo me in quelle sere dimenticate, senza che nessuno se ne rendesse conto, io stavo pagando da bere a tutti”

 

 

Attraverso le piastrelle di quel bagno Auxilio vede e narra il passato di un continente e l’atroce futuro che lo aspetta, e che inghiottirà i Giovani Poeti insieme ad un’intera generazione di giovani sudamericani.

Inquietante. Straziante. E però affascinante. Raccontata da Bolano questa storia ha qualcosa di affascinante.

Non è una lettura semplicissima. Per me la storia non è mai stata il campo delle suggestioni, di ombre vaghe, delle metafore di comprensione non immediata. La storia è storia: persone, fatti, eventi.

Ma Bolano racconta esattamente questo, solo adottando una prospettiva… affascinante. Non trovo un modo migliore per definirla.

Amuleto è leggermente ostico, va bene, però sicuramente è stato per me un primo approccio che lascia aperta la strada ad un approfondimento della conoscenza tra me e Bolano. Ho voglia e intenzione di farlo; magari la prossima volta leggendolo e non solo ascoltandolo.

Recensione di Silvia Pentothal Guido 

AMULETO Roberto Bolano

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