120 RUE DE LA GARE Léo Malet

120 RUE DE LA GARE, di Léo Malet (Fazi)

È il primo romanzo con il quale Malet esordì nella scena del “noir” francese, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, con il paese sotto occupazione tedesca.

È un romanzo davvero avvincente nel quale compare per la prima volta la figura del detective privato Nestor “Dinamite” Burma, che diventerà poi il protagonista di una lunga serie di libri. Un po’ come Maigret per Simenon.

Il “noir” inizia proprio dalla situazione di prigionia nella quale si trova il “nostro” detective: “Dinamite” Burma, prima ancora titolare dell’agenzia di investigazioni parigina “Fiat Lux”.

Nel campo (stalag) nel quale il detective si trova, incontra una misteriosa persona che ha perso completamente la memoria.

Quando finalmente Burma potrà uscire dallo “stalag” per andare a prestare servizio all’ospedale di Lione, assisterà, in stazione, all’uccisione del suo vecchio collaboratore Bob Colomer.

Da qui prende spunto l’indagine di “Dinamite” Burma.

I colpi di scena si susseguono a un ritmo serrato, contornati dalle apparizioni di bellissime donne, ma anche dei criminali più incalliti. Inevitabile il riferimento al genere “hard boiled” di oltreoceano.

Come non pensare a detective come Sam Spade di Dashiell Hammet o Philip Marlowe di Raymond Chandler.

Eppure Burma non può che essere francese, tipicamente francese, anche perché il contesto socio – ambientale nel quale si sviluppa il romanzo è assolutamente diverso da quello americano.

Certo che in un’epoca in cui nel “noir” troviamo soprattutto ispettori o commissari come rappresentanti delle istituzioni preposte all’ordine e alla giustizia, la figura del detective risulta un po’ anomala e non può che rimandare agli autori americani sopra citati, pur nella loro diversità.

Nestor “Dinamite” Burma, infatti, si distingue anche per la sua trasgressività e spregiudicatezza, aspetti che, probabilmente, un ispettore o un commissario di polizia non possono avere.

Il finale non risparmia certo sorprese al lettore, tutt’altro.

Dei numerosi e diversificati personaggi che compongono il mondo di Léo Malet solo pochi dicono la verità, anzi, direi quasi nessuno. Al massimo ci si può aspettare che raccontino un pezzo di verità.

Dai libri di questo autore sono stati tratti diversi film, certamente più famosi in Francia che in Italia, dove ha avuto più successo la figura del Commissario Maigret, forse perché più rassicurante e conformista rispetto all’esplosivo “Dinamite” Burma.

Un libro sicuramente da leggere per chi voglia conoscere uno dei grandi maestri del noir in Europa.

Recensione di Algo Ferrari

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