ZORRO Isabel Allende

Einaudi

ZORRO, di Isabel Allende

Sullo sfondo storico dell’ epopea napoleonica in Europa e della conquista dell’America Latina da parte della Spagna, si svolge questo romanzo di un personaggio che ha riscaldato il cuore e animato le fantasie di molti bambini di tanto tempo fa.

 

Zorro I. Allende
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“Zorro” ci presenta un’altra Isabel Allende, lontana dalle sue prime opere, più dense, più “partecipate” in prima persona. È un’opera amena, permeata da gradevole ironia. Un racconto quasi da fiaba, con personaggi ben distinti e caratterizzati, tipici di questo genere letterario: buoni-cattivi, protagonista-antagonista, aiuto del protagonista, personaggi ed elementi di contorno; nel racconto della descrizione della traversata della Spagna da Barcellona a La Coruna con avventure, colpi di scena e descrizioni del paesaggio sembra di essere tra le pagine dei fratelli Grimm.

 

 

In ciò è evidente molto manierismo e dèjà-vu, come in alcune frasi fatte(pag. 25), la retorica delle popolazioni amerinde selvagge, ingenue e festaiole; ma sono reali i pregiudizi dell’aristocrazia e della società feudale spagnole in cui ai nobili toccavano gli ozi e la guerra e ai contadini, unici a lavorare, l’onere di mantenere tutta la società, di cui è metafora la decadenza del palazzo di don Tomàs de Romeau.

Il romanzo scivola nel feuilleton nel colpo di fulmine tra Juliana e Jean Lafitte, veri topói del genere: il rito di iniziazione alle sette e i riti vudù; non mancano banalità stilistiche come il verbo “realizzare” per “cogliere”, “capire al volo” (pagg. 195, 340) e banalità discorsive (pag. 158), forse è errore tipografico “era” per “erano” a pag. 169.

 

 

A fianco a questi aspetti di debolezza sono, e con altrettanta e maggiore valenza, la descrizione del protagonista, don Diego de La Vega-Zorro, con i limiti dell’uno, a cominciare dalle orecchie a sventola, e le doti dell’altro, la simpatica interlocuzione dell’Autrice col lettore, che richiama Jeorge Amado, la penna d’oca che interrompe la stesura del racconto, la bella descrizione della zingara Amalia, la similitudine: Barcellona “torta mille foglie”, il racconto della vita a bordo delle prime navi transoceaniche, della triste, tragica tratta degli schiavi, dei mari, delle tempeste, della natura tropicale, della vita, dell’organizzazione sociale come in una Comune dei pirati, ispirata alle idee Illuministiche di una timida democrazia, ovviamente preclusa alle donne! Quasi colpo di scena, spiazzante è lo svelamento finale di Isabel-Autrice con la Isabel del romanzo.

Anche qui niente di nuovo, ma questo, insieme alla prosa godibile e curata, tipica della Nostra, rende questo “Zorro” una piacevole e godibile lettura.

Recensione di Antonio Rondinelli

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