UNA NOTTE HO SOGNATO CHE PARLAVI Gianluca Nicoletti

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

UNA NOTTE HO SOGNATO CHE PARLAVI, di Gianluca Nicoletti

 

Non è un romanzo e neanche un saggio il libro del giornalista Nicoletti, bensì la sua testimonianza di vita con un figlio autistico.

Al momento in cui scrive, Tommy è un quattordicenne cresciuto a dismisura con una abnorme forza fisica.

Per questo la madre avendo problemi a gestirlo fisicamente chiede al marito di sostituirla nell’accudimento del figlio.

Tommy non parla (solo qualche parola disarticolata), non è autosufficiente per cui vampirizza inconsapevolmente tutte le energie dei genitori e come spesso avviene in questi casi prosciuga il rapporto di coppia fra loro.

Ma ormai padre e figlio sono un duo inscindibile e nel loro rapporto ci sono anche momenti dolcissimi. La sera quando guarda gli amati cartoni, Tommy posa il ” testone ricciuto” sulla spalla del padre trasmettendogli serenità e quiete.

Nicoletti afferma che – chiuso nel suo mondo alternativo – non gli sembra che il ragazzo provi angosce: intanto non percepisce la morte come evento definitivo e non ha neppure lo stress della vita di relazione che implica compromessi e mediazioni.

Certe soluzioni che il giornalista propone, per es. a proposito della vita sessuale nell’handicap, sono molto pragmatiche.

Ma essendo dentro la situazione, forse il problema viene percepito diversamente.

È ammirevole il suo modo di aprirsi con lucidità, senza commiserazione né pietismi ma sconfinando talvolta nell’ironia.

Oggi in Italia l’autismo riguarda l’1 per 100 della popolazione, nelle sue forme più o meno gravi. Ci sono molti luoghi comuni al riguardo,

sarebbe doveroso saperne un po’ di più.

Però, quando le mille incombenze quotidiane danno una tregua, nella notte affiora il pensiero più inquietante – che ne sarà di lui, dopo di noi?

Il titolo è rivelatore del desiderio bruciante e impossibile di una raggiunta autonomia che non avverrà mai: Tommy resterà sempre quel gigante bambino.

Così questo padre sogna di un luogo a misura di figlio e lo chiama Insettopia dal nome del cartone preferito di Tommy.

Non un semplice parcheggio in aree di sopravvivenza ma strutturato in modo che Tommy e altri come lui possano vivere liberi assecondando la loro natura…

“Una notte ho sognato che parlavi.”

Seguito da :

“Alla fine qualcosa ci inventeremo”.

Recensione di Ornella Panaro

UNA NOTTE HO SOGNATO CHE PARLAVI Gianluca Nicoletti

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