Un successo che non mi spiego – KITCHEN Banana Yoshimoto

kitchen

KITCHEN, di Banana Yoshimoto

(compresa postprefazione di Giorgio Amitrano)

Per me alcuni clamorosi successi letterati lasciano completamente a bocca aperta.
Di questo libro, credetemi, non so cosa pensare.

Kitchen

La scrittura semplice e rassicurante, se per rassicurante si intende un rapporto continuo vita/morte, parole da fermo immagine, fotogrammi bidimensionali da cartoni animati manga, non mi ha ripagata per niente.

Il romanzo è un ripetersi continuo di sofferenza fine a se stessa, un elogio al dolore dispiegato a profusione: sfogo adolescenziale che risulta talmente ingenuo da cadere nel banale.

Non discuto le buone intenzioni dell’autrice, ma la letteratura di qualità, credo, sta decisamente da un’altra parte.
Il vento di primavera che soffia sul viso, il cielo perennemente azzurro, la luce abbagliante o le stelle che brillano a seconda dell’orario e delle nuvole capricciose, possono trasmettere un minimo di emozione una o due volte. Alla lunga, però, suscitano qualche perplessità e più di uno sbuffo di noia: dov’è la trama?

 

 

La protagonista, sconsolata e sola, è sempre sul punto di piangere sia che contempla il cielo da un ponte o prepari una pietanza in cucina (mi ricorda Candy Candy con quegli occhioni a dismisura, anche se in tale cartone un filo logico c’era), troppo composta anche nell’alternarsi dei sentimenti. Non mi soffermo poi sulla figura maschile, a mio avviso, evanescente.

I personaggi del romanzo risultano di una freddezza disegnata con la matita e non trasmettono, per quanto mi riguarda, alcun pathos, anche se di mezzo c’è un omicidio e un mancato suicidio.

La questione dell’omosessualità o transessualità, vallo a capire, viene liquidata con questa banalissima frase che lascia alquanto perplessi: “Solo e con un bambino piccolo, non sapeva proprio che fare. Allora decise di diventare donna”. Vi pare normale? Non vi sembra troppo approssimativa questa frase lasciata così sospesa? Come risulta stupidotto il considerare ripetutamente bellissima e affascinante la donna dal passato di uomo (mentre leggevo, non so perché me la immaginavo una Dark Queen!)

 

 

Non rimane nulla dopo aver letto il libro, neppure il fascino del Sol Levante.
Sarà che io, amante della scrittura occidentale, quella che riesce a scavare nell’animo umano a mani nude, di questa giovane scrittrice e del suo successo non ho capito nulla.

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina”, è la frase iniziale del libro.
Ma allora perché non cimentarsi in un libro di ricette? Il risultato sarebbe stato di sicuro più interessante.

Recensione di Patrizia Zara

1 Commento

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.