UN FILO DI FUMO Andrea Camilleri

UN FILO DI FUMO, di Andrea Camilleri

Si tratta di un breve romanzo ambientato nel secondo Ottocento, come altri del maestro, e questa volta i protagonisti sono numerosi membri nobili o borghesi della comunità vigatese. La trama ruota attorno alla sparizione di un carico di zolfo, destinato alla ditta di don Totò Barbabianca, ad opera di un suo nemico compaesano, Ciccio Lo Cascio.

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Sono in tanti a volere la rovina dei Barbabianca, arricchitisi a dismisura e spesso non in modo specchiato, ma non si espongono mai e cercano di rimanere neutrali, come funamboli in precario equilibrio sulla corda, finché non è chiaro dove tira il vento. Immancabile la beffa finale, che chiude il cerchio e ricompone l’ordine delle cose.

Come sempre, Camilleri è un maestro nel tratteggiare personaggi nella loro meschinità, situazioni e scene da teatro, che sembrano frutto della fantasia ma non si discostano da quella che doveva essere la realtà caratterizzata da rivalità, invidie, omertà, opportunismo e illegalità.

 

 

Non so perché ma io vi ho colto anche dei legami, arbitrari o meno che vogliate, con altri autori siciliani che fanno parte della mia formazione: il naufragio della nave russa Tomorov mi ha fatto venire in mente il carico di lupini dei Malavoglia, così come Ciccio Lo Cascio mi ha portato alla mente lo zio Crocifisso. E poi il commercio dello zolfo e il dissesto economico che aleggia come uno spettro sulla ditta Barbabianca mi hanno portato alla mente il triste episodio del dissesto economico subito da Pirandello a causa dell’allagamento della miniera di zolfo in cui era stata investita la dote della moglie.

 

 

La narrazione all’inizio mi è sembrata un po’ lenta per via dei numerosi personaggi che vengono presentati indirettamente, ma la lettura prosegue più spedita nello svolgimento caratterizzato da numerose esilaranti scenette, colte e rese dall’immancabile sguardo ironico, come solo il maestro è in grado di fare.
Una particolarità del romanzo è la presenza in appendice di un glossario dei termini siciliani utilizzati, fortemente voluto dall’editore Livio Garzanti nel 1980 e mantenuto nell’edizione Sellerio per volontà dello stesso Camilleri, “perché la cosa sottilmente ci diverte.”

E chi conosce bene il maestro non se ne meraviglierà e insieme a lui ne sorriderà.
Chi lo ha letto che impressioni ne ha tratto? Chi ha intenzione di leggerlo?

Recensione di Patrizia Bellanova

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